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Il delitto dell'estetista, parla il fidanzato: 'Cavalli la controllava'

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Bologna, 3 novembre 2009 - Da due anni  Marina Gaido aveva al suo fianco un uomo. Una relazione importante. Lui, che è coetaneo della vittima, ha alle spalle un matrimonio e, per non turbare i sentimenti di sua figlia, viveva in modo discreto il rapporto con Marina. La donna viene da tutti descritta come dolce ed energica, oltre che bella. Sabato lei è stata strangolata in casa da Roberto Cavalli, suo amico da 17 anni, per motivi ancora non del tutto chiariti, visto che l'omicida e l'estetista uccisa in via Piò erano legati da rapporti economici oltre che da una conoscenza di lunga data. Il compagno di Marina tiene innanzitutto a ricordare che era una ragazza «dal cuore grande, gradissimo, forse troppo buona, sempre disponibile con tutti».

Lei conosce Roberto Cavalli? «Facciamo parte di una cerchia comune di conoscenze». Che impressione aveva di lui? «La parola che viene usata più comunemente per descriverlo è inquietante'. Del suo lavoro non parlava se non in termini molto vaghi. Non si sapeva bene cosa facesse. Questa attività di promotore finanziario era sotto traccia, ho anche sentito parlare di traduzioni ma non so cosa fosse vero e cosa no. Nessuno lo conosceva a fondo». Marina le aveva mai manifestato qualche preoccupazione sul suo conto? «Mi aveva detto che negli ultimi tempi era diventato strano'». In che termini? «La chiamava con insistenza, chiedendole dove fosse e con chi, come se volesse controllare i suoi movimenti e le sue frequentazioni. Da qualche tempo capitava che piombasse in casa all'improvviso, senza avvisare. Lui aveva le chiavi perché aveva in programma forse di trasferirsi ma non abitava lì e quindi, prima di andare, avrebbe dovuto telefonare; però ultimamente non lo faceva e si presentava senza nemmeno bussare». Pensa che fossero sintomi di gelosia nei suoi confronti? «Non so se definirli di gelosia. Quando lei mi disse queste cose, io le chiesi se voleva che intervenissi ma lei disse che preferiva di no». Lui sapeva della relazione tra lei e Marina? «Noi non ci nascondevamo, chi ci conosce lo sapeva e anche i genitori di Marina: alcune volte abbiamo cenato con loro». Che cosa la inquietava di questo personaggio? «Guardi. Il cane di Marina, Birba, con alcune persone andava d'accordo e con altre meno, abbaiava sempre ma quando vedeva Cavalli andava a nascondersi sotto il letto o sotto la credenza senza fiatare, come se ne avesse paura. Con nessun altro essere umano aveva questa reazione, forse Birba aveva capito molto più di noi e questo deve farci riflettere». Da quanto tempo Marina aveva quel cagnolino? «Lo aveva preso nel giugno del 2008, adottandolo dal canile. Ora si trova di nuovo lì ma andrò io a prenderlo». C'è stato qualche episodio particolare intercorso tra Marina e il suo amico che può essere letto come un allarme? «Ci sono precedenti che mi sono stati riferiti dai vicini e di cui metterò al corrente la polizia, se non li conosce già». E' riuscito a darsi una spiegazione dell'accaduto? «Ho sentito che lui ha parlato di un raptus ma non è così. Bisogna smetterla con queste giustificazioni che servono solo agli avvocati per ottenere delle pene più basse. Lui è stato lucido, come sempre: ha meditato tutto, dopo l'omicidio ha cercato di nascondersi salendo le scale e di scappare senza essere notato. Non voglio sentire nemmeno parlare di raptus». Quando ha visto Marina per l'ultima volta? «Ci eravamo salutati pochi minuti prima a casa sua. Io ero stato lì, ed eravamo rimasti d'accordo che ci saremmo sentiti per telefono». Uscendo dal condominio ha incontrato Cavalli? «No, non ci siamo incrociati. Magari fosse successo».

ILDELITTO E LA CONFESSIONE: ANCORA TROPPI MISTERI

L'omicio dell'estetista Marina Gaido continua ad avere dei risvolti poco chiari. Il movente continua ad essere un giallo, anche alla luce delle parole del presunto omicida che dice di averla uccisa ma di non ricordare nulla. Un raptus, insomma, che ha portato alla morte di una donna di 41 anni. Dai primi riscontri degli inquirenti, vittima e l'assassino erano legati da una amicizia, non sentimentale.

Una amicizia nata nel '92, e tra i due c'era una tale fiducia che Marina aveva dato a Roberto Cavalli la gestione dei suoi risparmi, circa 10mila euro. Il promotore finanziario, inoltre, aveva le chiavi dell'appartamento della donna e da tre-quattro anni le pagava parte dell'affitto, circa 350 euro, semplicemente per amicizia e nonostante lei avesse un lavoro e un fidanzato. Ma la versione dell'uomo (che e' in carcere, accusato di omicidio volontario) lascia dubbi sulla natura dei rapporti fra i due e quindi sul movente dell'omicidio. Gli inquirenti, infatti, non lasciano niente d'intentato e investigano sia sul movente passionale, che su eventuali dissensi sulla gestione del denaro che gli era stato affidato.

Cavalli ha ammesso di aver soffocato la donna premendole le mani intorno al collo ma di non ricordare cosa e' successo dopo. Come se fosse in trance - ha detto - si e' ritrovato in bagno con la donna nuda e il rubinetto del bidet aperto, forse nel tentativo di rianimarla. A chiarire il quadro sara' anche l'autopsia, che probabilmente sara' eseguita domani. Il pm Lorenzo Gestri la affidera' ai medici legali Giuseppe Fortuni e Nicoletta Morganti, gli stessi chiamati sabato per un primo esame sul corpo.  

Cavalli, che ha nominato come difensore il fratello Mauro, ha raccontato che sabato pomeriggio era andato dall'amica per una normale visita, e non per un motivo preciso. Ha aggiunto di pagarle parte dell'affitto, sempre brevi manu, e che il contributo-affitto' non era collegato al denaro investito. Nel suo cellulare non sono stati trovati sms compromettenti' della vittima o a lei rivolti. Gli inquirenti hanno inoltre sentito il fidanzato dell'estetista, che vive a Bologna. La loro relazione era cominciata da qualche mese e l'uomo era al corrente dell'amicizia con Cavalli, che pero' non frequentava.

Secondo il difensore e fratello di Cavalli, 'non ci sono prove sufficienti per dire che ci sia stata l' intenzionalita' di uccidere''. Con una nota l'avvocato ha premesso che, nonostante l'atto di nomina come difensore di fiducia del fratello sia stato fatto fin dalla notte del primo novembre ('con comunicazione telefonica della questura di Bologna delle ore 4 circa''), alle 13 di oggi la nomina non era stata comunicata al carcere 'rendendo cosi' piu' difficoltoso l'esercizio del diritto di difesa''.  

L'udienza di convalida del fermo e' stata fissata per mercoledi' alle 9.30 in carcere.

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