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Studente si lancia dalla finestra Il padre: 'Tutto per una sigaretta?
Bologna, 7 novembre 2009 - «Per una sigaretta, ma si può?». Il pianto interrompe e frantuma le sillabe, ma il senso delle parole è chiaro. Un dolore inimmaginabile, e difficilmente trascrivibile, attanaglia la sala di attesa davanti al reparto di Rianimazione del Maggiore quando irrompe, fiondandosi fuori dall'ascensore, il padre del tredicenne che giovedì mattina si è gettato dall'ufficio della preside dell'istituto Maestre Pie dell'Addolorata'.
Abbraccia stretta la moglie, poi esplode in un pianto violento. Il loro unico figlio è ancora in prognosi riservata dopo il tragico salto nel vuoto. La mamma ha dovuto affrontare la prima notte di veglia senza il marito, via per lavoro in Germania, e rientrato ieri alle tre del pomeriggio con il primo volo disponibile. È visibilmente provata. «Il mio bambino» è la sola frase che pronuncia, quasi invocandolo, con i tanti amici e parenti accorsi per sorreggerla in questo momento. Ore di attesa laceranti e qualche chiacchiera: «Siamo diventate amiche dopo il viaggio ad Helsinki, in Finlandia, mi ricordo che si ruppe anche un braccio. Ho chiesto a mio padre in cielo di pregare per lui» racconta la madre di un compagno di classe a una zia del bambino, ancora sconvolta: «Quando l'ho sentito alla televisione, ho avuto un sesto senso, me lo sentivo che era lui, spero solo che non capiti come a Karim, il piccolo caduto dall'altalena». Tra le persone presenti al Maggiore c'è anche suor Stefania Vitali, la preside della scuola. «È stata molto carina e gentile sussurra la madre . Abbiamo pregato insieme in ginocchio vicino a lui». Il ragazzo era stato convocato proprio in presidenza per alcune sigarette che aveva con sé e che stava armeggiando, fuori dalla scuola, insieme ad alcuni amici. Ma questo non può bastare a un genitore per spiegare quel gesto: «possibile che sia stato per una sigaretta? Una sigaretta?» ripete il padre senza trovare pace. I genitori non si allontanano mai da quella porta, neanche per un minuto. «Adesso accompagno mia moglie a casa e le faccio mangiare qualcosa, ha già detto che vuole una brandina per dormire vicino a lui stanotte» racconta il padre del tredicenne al fratello mentre escono dall'ospedale, verso le cinque di pomeriggio. «È fuori pericolo di vita» dichiara ai giornalisti, senza voler aggiungere altro. Una parente, intanto, aggiorna al telefono i cari rimasti a casa: «Ha anche il bacino rotto, ma le sue condizioni sono stazionarie». Le autorità sanitarie preferiscono ufficialmente rimanere caute, e ribadiscono che è necessario aspettare almeno settantadue ore dal trauma prima di pronunciarsi sulle condizioni del ragazzo. Domani pomeriggio forse si potrà sapere qualcosa di più preciso sulle sue condizioni. «Supereremo anche questa, ce la faremo» conferma, con il cuore invece, la badante della nonna.




