(ASCA-AFP) - Dublino, 1 ott - Conto alla rovescia per il referendum che domani chiamera' alle urne gli elettori irlandesi per pronunciarsi sul Trattato Ue di Lisbona, con gli ultimi sondaggi che vedono quasi certa la vittoria dei si', dopo la clamorosa bocciatura dello scorso anno. Il primo ministro Brian Cowen ha condotto una impegnativa campagna a favore del Trattato, avvertendo i suoi compatrioti che un ulteriore no ostacolerebbe il cammino dell'Irlanda per uscire dalla recessione. I leader europei attendono con ansia i risultati, sperando nella fine dello stallo costituzionale in cui la Ue e' precipitata dal giugno del 2008, quando gli irlandesi respinsero il Trattato con il 53,4% di voti contrari. Secondo quanto pubblicato dal giornale Sunday Business Post lo scorso fine settimana, nei dati dell'ultima rilevazione consentita i favorevoli raggiungevano il 55% contro solo il 27% di contrari. L'Irlanda e' l'unico paese obbligato dalla Costituzione a sottoporre il Trattato ad un referendum prima di convertirlo in legge. A parte le garanzie fornite da Bruxelles su alcuni punti-chiave del testo, come le assicurazioni di non intereferenza sul divieto di aborto nella cattolicissima Irlanda e sul suo sistema fiscale, a spingere gli elettori a votare si' sara' soprattutto la crisi. Quest'anno le previsioni sul prodotto interno lordo parlano di una contrazione record dell'8%, mentre la disoccupazione e' salita al 15%, tre volte il livello del 2008. I sostenitori del si' sottolineano come senza i 120 miliardi di euro stanziati dalla Banca Centrale Europea gli istituti di credito irlandesi sarebbero stati costretti a chiudere. Tutti i principali partiti sostengono il si' e l'unico timore e' il momento di grave impopolarita' attraversato dal premier Cowen, visto come il responsabile dell'incredibile crisi economica dopo anni di boom. In un'intervista all'AFP, il segretario di stato irlandese agli Affari Europei Dick Roche, invita gli ottimisti sull'esito del voto alla prudenza. Anche perche' in caso di un nuovo ''no'', non ci sarebbero ''altre possibilita' di modifica del testo'' e per tutta l'Unione Europea ''sarebbe una tragedia che sfocerebbe in un'Europa a due velocita', con un nocciolo duro ed un gruppo di paesi piccoli alla sua periferia''.



