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(ASCA) - Firenze, 2 ott - Gli effetti economici della ricostruzione in Abruzzo sono tali da rallentare la caduta del Pil portandolo ad un livello superiore rispetto a quello che sarebbe stato se il sisma non si fosse manifestato. Una situazione che si e' verificata immediatamente dopo tutti i grandi terremoti che hanno devastato la penisola italiana dal 1976 ad oggi. E' uno dei dati che emergono dalla ricerca sulla situazione economica abruzzese post-sisma, condotta dagli analisti dell'Area Research di Banca Monte dei Paschi di Siena. Lo studio prevede nell'anno in corso un calo del Pil della regione Abruzzo del 5,5%, poco superiore al -4,9% nazionale. L'elevato grado di apertura al commercio internazionale ed un alto grado di industrializzazione, rendono l'Abruzzo piu' vulnerabile della media nazionale al calo della domanda mondiale. L'Abruzzo evidenzia una correlazione con la crescita italiana abbastanza bassa e, nelle precedenti fasi di rallentamento, ha registrato performance nettamente peggiori rispetto al resto dell'Italia. I fondi stanziati nel 2009 alla regione per le spese di ricostruzione dovrebbero fungere per l'anno in corso da stabilizzatore economico e contrastare parzialmente la flessione del Pil, che al netto di queste erogazioni sarebbe stata superiore. Nel 2010 atteso pero' un proseguimento della fase recessiva (-0,2% a/a, rispetto al +0,4% a/a su base nazionale): la regione potrebbe, infatti, assistere ad un calo dei flussi turistici e/o degli investimenti privati in capitale produttivo a causa dell'avvenuto sisma, in concomitanza di una graduale riduzione nell'erogazione dei fondi pubblici a sostegno dell'area terremotata.



