(ASCA) - Roma, 10 ott - Occorre modernizzare la distribuzione editoriale per consentire al settore di rispondere alle sfide di internet e della free-press, garantendo realmente ai consumatori l'accesso all'intera offerta informativa. Sono le conclusioni dell'indagine conoscitiva condotta dall'Antitrust, secondo la quale il comparto e' sottoposto a vincoli e a restrizioni concorrenziali che ne limitano le capacita' di reazione, senza pero' salvaguardare pienamente il necessario pluralismo informativo. Per questo e' necessaria una revisione complessiva e organica delle modalita' di funzionamento del sistema, per rimuovere tutte le restrizioni o anomalie che vincolano ingiustificatamente l'efficiente svolgimento dell'attivita' distributiva. LIBERALIZZARE LE EDICOLE - E' innanzitutto necessaria - dice l'Autorita' - una piena liberalizzazione dei punti vendita, in linea con le esperienze di altri importanti Paesi europei. L'attuale regolazione affidata ai piani comunali e alle procedure di autorizzazione non solo mortifica le dinamiche competitive, ma espone spesso i titolari di autorizzazione a rifiuti di fornitura da parte dei distributori locali, impedendo l'apertura del punto vendita autorizzato o costringendolo alla chiusura. La piena liberalizzazione rappresenta peraltro una scelta necessaria anche alla luce della prossima entrata in vigore della Direttiva Servizi. Per garantire la presenza delle edicole dove la domanda non venisse soddisfatta dalle dinamiche del libero mercato, si potrebbero comunque adottare iniziative mirate, mediante sovvenzioni pubbliche. MODIFICARE LA REMUNERAZIONE DELLA FILIERA - Secondo l'Antitrust e' necessario rivedere i rapporti economici tra gli anelli della filiera distributiva editore-distributore-rivenditore (vedi tabella). In particolare: 1) Andrebbe ripensato, rendendolo piu' flessibile, il principio di identita' delle condizioni economiche praticate dagli editori ai rivenditori. In Francia, ad esempio, il corrispettivo riconosciuto al rivenditore varia in funzione del livello di specializzazione e della qualita' del servizio offerto. 2) Necessitano di una revisione anche i rapporti tra distributori locali ed edicolanti. In Gran Bretagna i primi hanno la facolta' di applicare un supplemento per il servizio trasporto (carriage service charge) la cui entita' varia a seconda dei volumi di giornali acquistati dal punto vendita. Per porre fine alla violenta querelle tra esercenti autorizzati alla rivendita e distributori che rifiutano la fornitura si potrebbe introdurre il requisito di un fatturato minimo per i rivenditori, al quale corrisponderebbe pero' l'impegno dei distributori a rifornire tutti i rivenditori che lo realizzino. Deve in ogni caso essere consentita la liberta', per il rivenditore con minori potenzialita' di vendita, di procurarsi i giornali attraverso canali alternativi, ad esempio rivolgendosi al distributore di un'area limitrofa o effettuando essi stessi il ritiro delle pubblicazioni al banco. 3) Nella remunerazione dei distributori locali da parte degli editori si dovrebbe far riferimento al prodotto ''distribuito'' e non al ''venduto''. Si costringerebbe in questo modo l'editore a tener conto, nelle scelte di tiratura e distribuzione, di costi che attualmente sono scaricati sul distributore. Si tratta di una modifica urgente vista la rapida contrazione del numero dei distributori locali, che in molti casi non riescono a trovare un equilibrio economico: la conseguente presenza di un unico distributore in regime di esclusiva in aree troppo estese aumenta lo squilibrio nei rapporti di forza tra distributore locale e rivendite. Occorre inoltre tenere conto che alcuni grandi gruppi editoriali si stanno integrando a valle nella distribuzione nazionale o locale, con evidenti minori garanzie sulla neutralita' della distribuzione stessa. SALVAGUARDARE IL PRINCIPIO DELLA PARITA' DI TRATTAMENTO - L'affollamento delle edicole dovuto ad allegati, inserti o gadget, limita la visibilita' delle testate, con possibile perdita di potenziali acquisti. Si tratta di una situazione che puo' avere rilevanti implicazioni sulle dinamiche competitive e sullo stesso pluralismo dell'informazione: vengono infatti limitate le possibilita' di accesso al mercato delle novita' editoriali, che faticano a trovare adeguati spazi per potersi proporre ai lettori. Proprio per questo occorrerebbe tutelare la parita' di trattamento applicandola alle testate giornalistiche in senso stretto: questo eviterebbe comportamenti opportunistici di presunti editori che sfruttano l'obbligo di garantire il servizio di distribuzione alle testate che lo richiedono, per imporre la commercializzazione di prodotti il cui contenuto editoriale e' del tutto marginale, se non assente. Sul modello tedesco, inoltre, si potrebbe riconoscere ai distributori e ai rivenditori la facolta' di non accettare la fornitura quando i quantitativi consegnati risultino manifestamente eccessivi rispetto alle potenzialita' di assorbimento della pubblicazione dimostrate nei periodi precedenti.



