(ASCA) - Citta' del Vaticano, 14 ott - I vescovi africani riuniti in questi giorni in Vaticano per il Sinodo speciale sull'Africa sono tornati oggi a denunciare il rischio di un ''imperialismo culturale'' dell'Occidente che, in cambio di aiuti allo sviluppo e di solidarieta', vuole imporre al Continente l'aborto e ''stili di vita'' in contrasto con la vita umana. L'occasione per ribadire una preoccupazione emersa a piu' riprese nel corso dei lavori sinodali e' stata la presentazione, nella Sala Stampa vaticana, della Relatio post disceptationem (Relazione dopo la discussione), preparata dal card. Peter Turkson. Tre cardinali - l'arcivescovo di Dakar, in Senegal, card. Theodore-Adrien Sarr, l'arcivescovo di Nairobi, in Kenya, card. John Njue, e l'arcivescovo di Durban, in Sudafrica, card. Wilfrid Fox Napier - ne hanno illustrato i contenuti, rispondendo alle domande dei giornalisti. ''Noi Chiesa e noi africani abbiamo una grande considerazione della vita, dall'inizio alla fine, e per questo pensiamo che non si debba incoraggiare l'aborto'', ha spiegato il card. Sarr. A preoccupare, sono soprattutto alcuni progetti delle organizzazioni internazionali, che condizionano gli aiuti a misure di controllo delle nascite. ''Gli occidentali hanno una concezione diversa, una sorta di imperialismo culturale, ma non possono imporcelo. Noi vogliamo essere aiutati, ma anche rispettati'', eppure, ha aggiunto, ''ci sono donatori che, col pretesto di aiutarci, vogliono cambiare i nostri stili di vita''. Per il cardinale, i popoli occidentali si devono distaccare ''dal pensiero che tutto quel che credono e fanno diventi regola in tutto il mondo''. Toni simili anche da parte del card. Njue, arcivescovo di Nairobi. ''Non va bene dare aiuti condizionati al cambiamento dei valori della persona su temi come l'aborto e la concezione della famiglia'', ha sottolineato, aggiungendo che ''gli africani hanno bisogno di cooperazione, ma bisogna rispettare la loro indipendenza, la loro cultura e la dignita' della persona umana''.



