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Pdl: Cicchitto, No Divisioni. Vogliono Eliminare Berlusconi Come Craxi

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(ASCA) - Roma, 17 ott - Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, dalle pagine di 'Libero' lancia un allarme sul rischio rappresentato dal tentativo in atto di dividere il Pdl con l'obiettivo di distruggere Berlusconi come venne fatto con Craxi. E proprio da quella stagione che vide il crollo del Psi e di Bettino Craxi nella vicenda di tangentopoli, Cicchitto prende le mosse per sostenere che all'opera e' lo stesso schieramento di forze che vede al centro i comunisti che hanno solo cambiato nome e che ora guidano il giustizialismo. ''Chi non fa i conti con l'anomalia italiana capisce poco dei termini reali della lotta politica nel nostro Paese'' afferma Cicchitto secondo il quale in origine l'anomalia era costituita dal fatto che l'Italia e' stato l'unico Paese europeo con il piu' forte partito comunista occidentale a guida della sinistra; contemporaneamente ''c'e' stato un capitalismo delle grandi imprese che ha avuto sempre bisogno del sostegno dello Stato'' e ''da cio' e' derivato tangentopoli. L'adesione al trattato Maastricht ha comportato la necessita' di 'smantellare' il sistema di tangentopoli'', ma ''invece di fare una operazione bipartisan, visto che in esso erano implicati tutti i partiti dell'arco costituzionale'', e' avvenuto che ''il cosiddetto circo mediatico-giudiziario distrusse il Psi, i partiti laici e le correnti di centrodestra della Dc'' e, a livello imprenditoriale, la Fiat, che pure era il cuore del sistema di tangentopoli, la Cir, Mediobanca furono salvate'' e invece ''Ligresti perche' 'craxiano' fu colpito mentre Gardini e molti altri imprenditori furono distrutti''. Tutto era pronto nel '94 -prosegfue Cicchitto- per dare la maggioranza alla ''gioiosa macchina da guerra del Pds'', ma ''l'operazione fu bloccata dalla nascita di FI, cioe' il nuovo soggetto che ridava espressione all'area economica-sociale-culturale-politica che mani pulite aveva privato degli originari partiti di riferimento''. ''Da allora -sostiene Cicchitto- Berlusconi viene bombardato da indagini, avvisi di garanzia, processi. Allora lo schema del tutto ipocrita di D'Alema, Fassino, Franceschini, va del tutto rovesciato: non e' Berlusconi che fa carico alla politica delle sue vicende giudiziarie, ma e' una coalizione fra settori della magistratura e della sinistra che per distruggere Berlusconi fa un uso politico della giustizia''. Tutto cio' - prosegue Cicchitto - ha un retroterra costituito da Magistratura Democratica, ''che ha contribuito a disintegrare lo Stato di diritto'', il Pd, -''che non e' stato in grado di realizzare ''l'evoluzione dal comunismo alla socialdemocrazia'', ma si e' ritrovato ''pienamente nel giustizialismo e nella cultura radical, non liberal, distillata da Repubblica'' - e ''l'elite costituita da quella grande borghesia parassitaria di cui ha parlato Sacconi''. Secondo Cicchitto ''questa realta' non viene colta da alcuni settori politico-culturali della 'destra' italiana''. Cicchitto dice che ''il comunismo come tale e' scomparso, ma la sua componente maggioritaria si e' riconvertita nel giustizialismo teorico e pratico e nel fanatismo giornalistico e televisivo. C'e' una finalita' = politica 'eversiva' nella rete che va da Repubblica a Di Pietro, a un settore del Pd, ad ambienti dell'establishement bancario-editoriale giudiziario. Costoro sapendo di essere in minoranza elettorale e sociale manovrano consapevolmente strumenti impropri nella lotta politica per distruggere l'avversario piu' pericoloso (Berlusconi) per riconquistare il potere''. ''Se non si fanno i conti con questa realta' non si capiscono i termini della lotta politica in corso -conclude Cicchitto- e anzi questo settore della destra politico-culturale rischia di essere strumentalizzato da una sinistra che gioca la partita dei 'buoni' e dei 'cattivi' per dividere il centrodestra. Questa divisione va evitata ad ogni costo. Questo dibattito -conclude Cicchitto- deve riguardare anche le politiche di governo sia dal punto di vista economico e sociale, sia dal punto di vista delle riforme, sia per cio' che riguarda la costruzione di un grande e forte partito''.

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