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Pdl: Tregua Di Fini Con Berlusconi, Dialogo Con Bossi (Nota)

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(ASCA) - Roma, 17 ott - Non si batteranno mai il ''cinque'', come vecchi sodali e compagni d'avventure, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Il motivo si conosce: differenze caratteriali a tratti insormontabili, visione un po' divergente sul ruolo delle istituzioni, strategie spesso opposte sul peso specifico da assegnare al Pdl: leggero e ''sensibile'' al carisma del capo per il primo, pesante e strutturato a livello territoriale per il secondo. I due continueranno quindi a correre su binari paralleli che non s'incrociano mai, pur andando nella stessa direzione. Ma cio' non vuol dire che sia dietro l'angolo lo scontro finale, la resa da conti. Anzi, allo stato attuale, l'uno e' assolutamente funzionale all'altro. Detto questo, e' evidente che sul terreno delle riforme costituzionali sara' sempre un tira e molla: il giorno pari sui giornali si parlera' di tregua, il giorno dispari di rottura. Tanto che nessuno, nella maggioranza, s'immagina i due presidenti sulla stessa lunghezza d'onda in fatto di coinvolgimento dell'opposizione, qualora s'intendesse davvero rimettere mano alla Carta. Per Berlusconi la ricerca del dialogo sara' sempre una condizione aggiunta, convinto com'e' che sia il suo personale consenso elettorale, sancito dal popolo, a legittimare - complici pure quegli ''attacchi concentrici'' per disarcionarlo a cui deve rispondere - la nuova offensiva riformatrice sui poteri dello Stato. In primis su quello giudiziario, lo stesso che da anni lo fa tanto penare. Non la pensa cosi' Fini, che ad ogni occasione utile, talvolta forse eccedendo in protagonismo rispetto al suo attuale ruolo, ripete come un ''mantra'' che le riforme vanno fatte d'intesa con il centrosinistra, a larghissima maggioranza parlamentare, per evitare che un successivo referendum, nel caso in cui non si raggiunga il quorum dei due terzi in Aula, possa mandare gambe all'aria l'intero progetto. Di contro, Berlusconi il referendum non lo teme, anzi, vorra' essere lui a chiederlo, chiamando a raccolta, alle urne, i cittadini che stanno dalla sua parte. Ai quali spieghera' di continuo gli obiettivi della riforma costituzionale, che vedrebbe in ogni caso la luce non prima di 18-24 mesi. La proiezione, dunque, va fatta al 2011, forse addirittura all'anno seguente. Nel frattempo, fugato ogni dubbio sull'ipotesi di sottomettere i pubblici ministeri al potere dell'esecutivo (il no e' condiviso), si abbozzano ipotesi, non solo sulle norme che riguardano la giustizia. Cosi', oltre alla separazione delle carriere dei giudici e alla revisione dei criteri per la nomina dei componenti del Csm, su cui nel Pdl pare ci sia pieno consenso, l'architrave istituzionale si sviluppa attorno ad alcuni punti chiave: presidenzialismo per l'elezione diretta del capo del governo, riduzione del numero dei parlamentari e Senato delle Regioni. Una linea guida sposata in pieno dal Carroccio, che furbescamente propone di separare le riforme istituzionali, su cui l'opposizione convergerebbe, da quelle relative alla giustizia, su cui dall'altra parte c'e' sempre stata contrarieta'. Bisognera' attendere ancora un po' per capire chi la spuntera'. Di certo, un obiettivo Fini l'ha gia' ottenuto: oggi, quando non veste i panni del presidente della Camera, e' legittimato pure dalla Lega Nord (l'ha detto a chiare lettere Roberto Calderoli in merito agli accordi da chiudere sulle Regionali) a trattare quasi alla pari con il premier e Umberto Bossi. Senza piu' mediatori a cui delegare, richiamando a se' i compiti finora demandati ad Ignazio La Russa. Non come fosse ancora il leader di Alleanza nazionale (come se An esistesse ancora), ma in qualita' di co-fondatore del Pdl. Torna cosi' lo schema a tre punte (nulla a che vedere pero' con la sfida elettorale del 2006 andata male, quando dentro la Cdl abitava pure Pier Ferdinando Casini). Berlusconi-Bossi-Fini: terno secco. Grazie al quale l'ex ministro degli Esteri tratta per portare a casa la candidatura di esponenti un tempo di via della Scrofa alla guida di almeno due regioni pesanti: in Calabria e' sicura la corsa di Giuseppe Scopelliti, sindaco del capoluogo, mentre nel Lazio, se non cambieranno le carte in tavola, verra' indicata Renata Polverini, leader Ugl, scelta finiana al cento per cento. Nel caso in cui agli ex aennini spettasse la Campania, ipotesi piuttosto remota, si contenderebbero la candidatura Pasquale Viespoli e Italo Bocchino. Comunque vada, per Fini, che ha riallacciato di recente un forte legame con il Senatur, si apre una fase nuova.

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