(ASCA) - Roma, 23 ott - Potrebbe venire dal sangue una risposta al rischio di andare incontro all'Alzheimer. Un prelievo sarebbe in grado di scoprire in tempi rapidi se i pazienti colpiti da ''decadimento cognitivo lieve'' (MCI) hanno piu' probabilita' di sviluppare il morbo. A spiegare come uno studio italiano condotto dai ricercatori dell'Universita' di Genova e pubblicato sul Journal of Alzheimer' Disease. La chiave e' nella proteina beta amiloide 42. La molecola tossica ha infatti una concentrazione piu' alta nei soggetti che senza una sintomatologia grave sono destinati ad un peggioramento nei tre anni successivi. In alcuni casi, infatti, le condizioni restano stabili senza una compromissione di memoria. Un fatto che si puo' spiegare ''con una variabilita''', spiega Tabaton, che ha bisogno di ulteriori studi e approfondimenti.



