(ASCA) - L'Aquila, 29 ott - ''Tra qualche giorno saranno passati sette mesi dal sisma. Il 'modello L'Aquila' ostentato in ogni occasione non e', per chi vive nel nostro territorio, quel paradiso terrestre che qualcuno vuol far credere. Le famiglie che, confidando nella ricostruzione leggera, si sono accollate enormi disagi di un pendolarismo dalla costa, sono diventate da vittime di un'errata valutazione di tempi per l'elaborazioni delle ordinanze e del numero degli alloggi necessari, a pretesto della impossibilita' di soddisfare la richiesta abitativa per un gran numero di studenti universitari''. E' questa la premessa di una nota inviata dal capogruppo Udc in Consiglio comunale dell'Aquila, Maurizio Leopardi, che segue: ''Non e' giusto porre le due cose in antitesi! Sicuramente potevano e dovevano essere percorse strade parallele. Di proposte ne sono state fatte tante, forse troppe''. ''Perche' il progetto di Legge Regionale, a firma dei Consiglieri Menna e Terra, consegnato il 17 luglio 2009 non e' mai andato in Commissione'? - si domanda Leopardi - Questa proposta di legge prevedeva la realizzazione, tramite accordo di programma tra Regione Abruzzo e Comune dell'Aquila, di 1000 posti letto. La copertura finanziaria veniva garantita da un mutuo all'ADSU, autorizzato dalla Regione, la cui restituzione era prevista con i proventi degli affitti dei posti letto realizzati (e qui sia chiaro che gli studenti pagano il loro posto letto). L'esponente Udc pone altre domande sulla disponibilita' di posti in caserma, nei Mar o nei Map. E conclude: ''Molte sono le iscrizioni degli universitari all'ateno aquilano condizionate dal problema casa. Se e' vero che questa Citta', per storia e tradizione, e' una Citta' di cultura, ci venga dato un segnale vero che nei programmi della Protezione civile finalmente compaia l'interesse a risolvere tale problema''.



