(ASCA) - Roma, 31 ott - Ottobre in retromarcia per le borse azionarie, mediamente la flessione dei listini e' stata intorno al 6%. Eppure le notizie giunte dal fronte societario sono state positive. Solo nel mercato azionario Usa, la guida del pianeta, l'85% delle societa' quotate ha conseguito utili superiori alle previsioni degli analisti. Segnali incoraggianti anche dall'economia reale. Se si guarda al terzo trimestre, il Pil Usa e' salito del 3,5%, dopo 15 mesi sottozero, la Cina viaggia a +8,7%. Gli economisti prevedono valori positivi anche per l'Eurozona, dopo 15 mesi, e per il Giappone, dove gia' nel trimestre e' precedente il Pil e' avanzato del 3,7%. Nonostante un quadro decisamente migliore rispetto a pochi mesi fa si avverte un aumento dell'incertezza. A livello di mercati azionari, la volalita' e' salita ai livelli dello scorso luglio. Nell'ultima settimana del mese, il Vix , l'indice della volatilita', meglio conosciuto come l'indice della paura, e' salito del 24%, un balzo che non si vedeva dai tempi piu' acuti della crisi finanziaria (ottobre 2008). La volatilita' rappresenta il costo per assicurarsi contro i ribassi delle borse e, come noto, il costo delle assicurazioni sale quando un evento diventa piu' probabile. Segnano il passo anche le politiche economiche anti-crisi. La Casa Bianca e' scesa in campo per difendere la manovra da 786 miliardi di dollari varata da Barack Obama all'inizio del suo mandato che, a detta dell'amministrazione Usa, ha salvato 650 mila posti di lavoro. Una rappresentazione che ha lasciato piuttosto fredda l'opinione pubblica. I media Usa hanno ricordato al presidente che, dal varo del piano, sono stati persi 2,7 milioni di posti di lavoro. Un'emorragia non ancora bloccata, ogni mesi si bruciano 300 mila posti di lavoro, meno dei 600 mila di qualche mese fa, ma sempre tantissimi. Le cose non vanno meglio nell'Eurozona dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 9,7%, il massimo degli ultimi dieci anni. Difficile pensare ad una ripresa economica sostenibile nel lungo termine senza creazione di posti di lavoro e con i consumi in calo. Nel frattempo le banche centrali, timorose di alimentare una bolla speculativa rialzista su azioni, materie prime e obbligazioni, hanno cominciato a stringere i cordoni della borsa. Australia e Norvegia hanno alzato i tassi di interesse, la Banca del Giappone smettera' di finanziarie direttamente le imprese entro fine anno. La Bce ha fatto capire che presto ridurra' alcune misure non convenzionali di politica monetaria espansiva. La Fed probabilmente aspettera' di capire le intenzioni del presidente Obama. Negli Usa gli incentivi all'acquisto di auto sono gia' scaduti, quelli per l'acquisto di case termineranno il prossimo mese. Senza una nuova iniezione di denaro pubblico si rischia un nuovo crollo del mercato dell'auto e di quello immobiliare. Finora la Casa Bianca ha escluso un secondo piano di stimoli economici, ma potrebbe cambiare idea. Nell'Eurozona si discute sul rinnovo degli incentivi per l'acquisto delle auto. Nel frattempo la Germania taglia le tasse 24 miliardi a famiglie imprese, la Francia elimina la tassa professionale, in Italia si dibatte sull'abolizione dell'Irap. L'impressione e' che potrebbe essere necessaria una nuova tornata di misure soprattutto a favore del mondo della produzione, piuttosto che alle banche. L'economia marcia in riserva e non sembra in grado di reggersi sulle proprie gambe, forse serve altro carburante.



