(ASCA) - Roma, 3 nov - Niente piu' par condicio, ma redistribuzione proporzionale degli spazi radiotelevisivi per i politici, in base alle ultime elezioni, salvo un diritto di tribuna per le minoranze pari al 10% (soglia considerata ''trattabile'' fino al 20%); spot a pagamento sulle tv nazionali per tutte le forze politiche; possibilita' per i singoli politici di partecipare alle trasmissioni di intrattenimento. Queste le novita' del testo sulla par condicio, depositato alla Camera dal deputato del Pdl, Ignazio Abrignani e per il quale si cerca una rapida calendarizzazione, perche' arrivi in Aula entro febbraio, un mese prima delle Regionali di marzo. Ne hanno parlato oggi alla Camera, in un incontro informale, il capogruppo e il vicecapogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto e Italo Bocchino, con lo stesso Abrignani. Il nodo da sciogliere restano i tempi, che fonti parlamentari ritengono strettissimi, tanto da essere scettiche sulla possibilita' di farcela prima delle elezioni amministrative. La Camera e' infatti chiusa fino al 9 novembre e questo rallenta l'iter delle leggi. Probabile la discussione del 'caso' nella conferenza dei capigruppo prevista a meta' della prossima settimana. Cicchitto e Bocchino - a quanto si apprende - avrebbero assicurato la volonta' di ''riflettere e decidere'' entro quella data e confermato la volonta' di procedere sul testo Abrignani, che resta il testo-base. Imprescindibile resta il punto sulla proporzionalita' delle apparizioni in tv, che Abrignani definisce ''un punto di democrazia''. Sulla proporzionalita' - spiega - ci sono due scuole di pensiero: o ''si riferisce alla rappresentanza parlamentare'' o ''alle ultime elezioni qualunque esse siano state. In Europa i due criteri convivono. Vedremo quale applicare da noi. L'importante e' che da questo principio non ci muoviamo''. ''Per togliere alibi alle opposizioni'' (Udc e Pd sono sul piede di guerra, ma anche la Lega e' scettica), il relatore si dice disposto a proporre ''un emendamento soppressivo sulla parte che riguarda gli spot a pagamento sulle tv nazionali'' e a ''continuare il dialogo con chi si dice contrario alla riforma'' della legge 28 del 2000.



