(ASCA) - Roma, 3 nov - '''Noi' siamo la rappresentanza, 'loro' sono la rappresentazione. D'accordo, le semplificazioni sono pericolose, e non sono mai vere al cento per cento. La realta' politica non andrebbe mai tagliata con l'accetta, specie da gente come 'noi' che si vanta di non indulgere all'integralismo e forse neppure all'eccesso di faziosita'''. Lo scrive Marco Follini, senatore del Pd, oggi sul quotidiano Il Riformista. ''Per giunta, qualche concessione di troppo alla moda plebiscitaria l'abbiamo fatta anche noi, dobbiamo dircelo. Ma una linea divisoria tra l'attuale maggioranza e l'opposizione che si sta costruendo nei nostri paraggi deve pure esistere e andrebbe tracciata e poi rimarcata. Con tutto quello che ne consegue''. ''Essere i campioni della rappresentanza - spiega Follini - significa innanzitutto battersi per cambiare questa legge elettorale, perche' un Parlamento 'nominato' e' un presidio troppo debole a fronte della tentazione populista. E poi, significa costruire un partito dove la democrazia interna faccia la differenza, dove la militanza ritrovi alcuni diritti che ha perduto e dove il dissenso non sia vissuto come un disturbo. In una parola, si tratta di attuare quell'articolo 49 della Costituzione di cui la Prima Repubblica si illuse di non avere bisogno e di cui la Seconda ha fatto carta straccia. Restituire i parlamentari agli elettori, restituire il partito agli iscritti. Mi pare un programma faticoso ma utile, su cui Bersani puo' investire''. ''Ne discende anche, credo, una possibile soluzione all'infinito (e irrisolto) problema dei nostri rapporti con la maggioranza. Si dialoga -la parola e' usurata, ma non puo' neppure essere tabu'- quando si fa un passo verso questi diritti, si combatte piu' duramente non appena ce ne si allontana. Anche con un po' di fantasia, se ci riusciamo. Berlusconi ci proporra' riforme di sartoria sulla giustizia - scrive ancora Follini - e una revisione della par condicio televisiva sulla misura dei suoi doppi interessi. Dirgli di no fa parte dell'ovvio. A patto di non passare per i campioni del conservatorismo. Fare delle ragionevoli controproposte su questi temi puo' essere una buona prova di riformismo''. ''Insisto - conclude - se siamo la rappresentanza, o anche una sua ragionevole approssimazione, dobbiamo evitare le rigidita', gli schematismi e gli effetti speciali del muro contro muro. Quella, infatti, e' rappresentazione. E non delle migliori''.



