(ASCA) - Roma, 3 nov - Trovare la ''quadra'', questo e' il dilemma. Di Umberto Bossi, che detiene il ''copyright'' del termine, ma soprattutto di Silvio Berlusconi, fresco di rientro, dopo la lunga convalescenza causa scarlattina. Perche' la partita delle Regionali, in base alle scelte sulle candidature, potrebbe smuovere, a cascata, anche gli equilibri nella squadra di governo. Ma andiamo con ordine. Il nodo centrale, che verrebbe sciolto domani sera, nell'incontro chiave tra Berlusconi, Bossi e Gianfranco Fini (in questa partita ha giocato finora con la fascia di capitano Pdl, cedutagli ben volentieri dal presidente del Consiglio, affaccendato in altre questioni), fa rima con Pirellone. Sarebbe la Lombardia, infatti, tutt'altro che gia' assegnata ancora una volta a Roberto Formigoni, il vero oggetto del contendere. Il Senatur, si racconta nel Palazzo, sempre abile nelle trattative, farebbe carte false pur di strapparla al Pdl, arroccandosi a dovere, a Milano ma non solo, dopo i successi ottenuti nei paraggi alle scorse Amministrative. Il nome buono per tutti, sia per il Cavaliere che per il ministro delle Riforme, sarebbe sempre Roberto Castelli. In alternativa, seppure ampiamente smentita in passato, rispunterebbe fuori l'ipotesi Roberto Maroni. D'altronde, spiegano sottovoce gli uomini di via Bellerio, il ministro dell'Interno e' al momento all'apice del gradimento personale, avendo gia' portato a casa tutto cio' che gli era stato chiesto: vedi capitoli sicurezza e stop all'immigrazione clandestina. Lanciarlo nella mischia, sicuri di ottenere la vittoria a fine marzo, gli eviterebbe di proseguire il mandato al Viminale, per i prossimi tre anni, in maniera, diciamo cosi', piuttosto anonima. Il Pirellone, tra l'altro, va detto, non e' al riparo da nuove inchieste giudiziarie sulla gestione della Sanita'. Questione che influirebbe non poco sulla strategia del premier, consapevole del rischio per i suoi. In ogni caso, si trova al Nord la matassa centrale da sciogliere, che potrebbe dar vita ad un ''effetto domino'' anche sotto la Toscana. Fosse per i pidiellini settentrionali, ne' Veneto ne' Piemonte andrebbero alla Lega Nord. Non si puo', al Carroccio spetta una delle due e Berlusconi non ha certo intenzione di mettersi a questionare all'infinito, proprio adesso, con la riforma della giustizia a cui pensare e da portare a casa anche senza l'avallo dell'opposizione: quindi con la maggioranza compatta. E allora, sembra aver ragione Paolo Bonaiuti: l'accordo si trovera' e filera' tutto liscio, come sempre. Ma come finira' con Giancarlo Galan? Il governatore veneto non ha alcuna intenzione di mollare, forse neppure dietro una validissima alternativa: la guida del ministero della Salute, prossimo alla nascita. Un'opzione che sarebbe un brutta batosta per il viceministro Ferruccio Fazio, il quale, stando alle parole del Cavaliere negli ultimi mesi, sembrava vicino alla promozione diretta. Forse non c'entra nulla, forse invece potrebbero incidere pure i malumori, interni al Pdl, sulla gestione dell'emergenza per l'influenza A. Ma questa e' un'altra storia. Torniamo al Veneto, dove in pole, in casa Carroccio, vi e' Luca Zaia, titolare all'Agricoltura, che avrebbe la meglio sul sindaco di Verona, Flavio Tosi, con cui il ''grande capo'', riferiscono i maligni padani, non avrebbe mai avuto un grande rapporto di fiducia. Di contro, Zaia potrebbe rubargli comunque la scena, anche per una questione prettamente anagrafica. Un bel rompicapo, per il Senatur. Si passa al Piemonte, territorio strettamente legato ai destini del Veneto. Qui difficilmente, al di la' dei proclami, un leghista potrebbe davvero spuntarla alle urne. Sarebbe difficile pure per un esponente del Pdl, ma anche in questo caso non resta che attendere. Sul tappeto, i nomi dei soliti noti: Roberto Cota da una parte, Enzo Ghigo dall'altra (difficile che vadano al ballottaggio di domani sera Guido Crosetto o Osvaldo Napoli). Si attende invece solo il sigillo definitivo per Renata Polverini, leader Ugl, come candidata Pdl (sponda Fini) alla presidenza della Regione Lazio. Tutto farebbe propendere per un si' scontato, visto che anche Berlusconi ha espresso per la sindacalista parole pubbliche di elogio. Ma non basta, serve l'accordo politico complessivo, che passa pure per la Campania, altra patata bollente. All'ombra del Vesuvio, i giochi sembrano chiusi in favore di Nicola Cosentino (area ex Forza Italia), anche se sullo sfondo rimane uno stato d'ansia per eventuali nuovi pronunciamenti della magistratura. Tra un paio di giorni sara' tutto finito. E tocchera' all'Ufficio di presidenza del Pdl, convocato per giovedi', dare il triplice fischio finale. Sempre che non serva un tempo supplementare. Dentro il Pdl, c'e' infatti chi prevede, seppure in maniera minoritaria, uno slittamento del disco verde per i casi piu' intricati.



