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(ASCA) - Roma, 4 nov - La nuova Chrysler parlera' sempre piu' italiano. Nel 2014 la terza delle ex tre big dell'auto americana produrra' 2,8 milioni di auto e il 56% sara' realizzato su piattaforme della Fiat. Adeguamento della qualita' e dei processi agli standard Fiat, rigoroso controllo dei costi miglioramento della gamma che arrivera' ad offrire 21 modelli. E' un giorno storico per la Chrysler con la presentazione del piano industriale 2010-2014 introdotto dal ceo Sergio Marchionne e che vedra' intervenire tutta la prima linea dei manager della Chrysler. ''Sergio Marchionne ha letteralmente ridato vita in questa azienda'' ha sottolineato il responsabile del brand Dodge, Ralph Gilles. Il piano Marchionne per la Chrylser viene presentato a poche ore dal clamoroso annuncio della GM che ha deciso di tenersi Opel. Due fatti che indicano con chiarezza una verita': nel complesso e difficile mondo dell'auto l'industria europea e' decisamente un modello di riferimento per l'America. Le lancette dell'orologio della storia non possono tornare indietro e la crisi finanziaria e poi quella economica e un crescente sentimento ambientalista hanno drasticamente modificato il mercato dell'auto. Piccolo ed ecologico e' bello e' uno slogan ormai globale per le auto. Nella decisione di GM si puo' leggere la volonta' a non privarsi di tecnologie e piattaforme europee della Opel che potranno essere molto utili nel rilancio dell'ex numero uno mondiale. Non a caso i fuoristrada Hummer, che per anni hanno garantito i profitti alla GM, sono stati venduti ai cinesi. La decisione di GM ha provocato la dura presa di posizione dei governi europei e dei sindacati che hanno gia' annunciato scioperi. Come scrive il Wall Street Journal, a Detroit tra qualche anno potrebbero amaramente pentirsi di non aver venduto Opel. Intanto dovranno spendere soldi e non solo per riconquistare la fiducia degli europei. Ben altra storia e' quella della Chrysler. Dopo un progressivo impoverimento con 7 anni di gestione tra Daimler e il fondo Cerberus, il piano Marchionne risponde con estrema coerenza alla visione del Lingotto sul settore auto. Proprio un anno fa Marchionne fece scalpore annunciando che entro 2-3 anni i produttori globali a livello mondiale sarebbero diventati sei al massimo con la necessita' di una massa critica da 5,5-6 milioni di auto l'anno. Ma soprattutto, davanti a una strutturale sovracapacita' dell'industria (quasi il 30%), Marchionne da mesi va ripetendo che ancora piu' importante e' sviluppare piattaforme produttive capaci di far uscire 1-5-2 milioni di auto. L'integrazione tra Chrysler e Fiat riflette questa visione. Chrysler non sara' una provincia dell'impero ma un polmone importante nella strategia di un gruppo globale che ha tutti i numeri per arrivare nel 2014 a una produzione di 6 milioni di auto, prodotti di qualita' e con adeguata redditivita'.



