(ASCA) - Roma, 4 nov - Cresce l'interesse per i prodotti finanziari compatibili con la legge islamica, la Sharia, per sfruttare le opportunita' offerte dalla clientela musulmana. La cosiddetta ''finanza islamica'' da fenomeno di nicchia sta assumendo sempre piu' peso evidenziando tassi di crescita sostenuti (circa il 15% all'anno) tali da indurre diverse banche convenzionali ad affacciarsi nel nuovo business, sia nei paesi di religione islamica, che in quelli occidentali. Negli ultimi cinque anni - informa una nota del Ministero degli Esteri, che sull'argomento ha ospitato oggi alla Farnesina un seminario - le banche islamiche operanti nel mondo hanno registrato un aumento medio annuo dei loro ricavi pari al 44%. Queste assorbono oggi il 30% del risparmio privato nei paesi musulmani, ma si stima che questa quota raggiungera' il 50% entro il 2010 ed il 60 - 70% entro il 2020. In Italia i clienti islamici potrebbero salire a 1,3 milioni nel 2015 e in caso di avvio di filiali islamiche o di sportelli dedicati si genererebbe per il sistema bancario italiano una raccolta potenziale di circa 4,5 miliardi di euro nel 2015 e ricavi superiori a 150 milioni. I musulmani nel mondo sono oggi oltre un miliardo ed hanno patrimoni stimati di oltre 950 miliardi di euro, ma molti di loro preferiscono rispettare i dettami del Corano, che sancisce regole precise sull'utilizzo del denaro. I suoi pilastri sono: la riba (divieto del tasso di interesse), il gharar (divieto dell'incertezza) ed il maysir (divieto della speculazione). Al seminario sulla Finanza Islamica intitolato ''Quale opportunita' per l'Italia?'', organizzato dall'Osservatorio del Mediterraneo in collaborazione con il Forum strategico del Ministero degli Esteri e sponsorizzato da Unicredit Group, hanno partecipato circa quaranta esperti in rappresentanza del mondo accademico, del mondo bancario ed imprenditoriale nonche' della Segreteria di Stato vaticana, della Farnesina e del Ministero dell'Economia.



