(ASCA) - Roma, 4 nov - Natuzza Evola e' la 'grande madre' del popolo, la donna con le stimmate, nata il 23 agosto 1923 a Paravati a due passi da Mileto in Calabria, che' e' gia' considerata l'ultima santa del popolo. Questo il sentimento delle migliaia di persone accorse per l'ultimo saluto ieri a Natuzza e messo in luce anche durante l'omelia. E' Vito Teti, docente di Etnologia e Direttore del Dipartimento di Filologia all'Universita' di Cosenza, a raccontare in una intervista all'Asca il rapporto tra la mistica Natuzza e i numerosi fedeli che da ogni parte d'Italia, non solo della Calabria, l'hanno voluta raggiungere. In tanti e per molti anni hanno sentito il bisogno di incontrare quella piccola donna, e di stringersi attorno alla sua figura di Madre. Una piccola donna, che diceva di se' ''io sono un verme della Terra'', ricorda Teti. ''Natuzza da oltre un cinquantennio rappresenta un punto di riferimento per le popolazioni calabresi e non solo, sicuramente e' percepita una donna, una mistica, dotata di poteri eccezionali. Il fatto che lei abbia la facolta' di parlare con la Madonna e con i defunti - prosegue Teti - la rende in qualche modo una figura eccezionale che risponde anche alle esigenze delle culture popolari''. ''D'altra parte, al di la' di questi aspetti mistici e miracolosi che sono stati accettati da tutti, anche da chi ha un atteggiamento laico rispetto agli accadimenti della vita, e al di la' delle interpretazioni che si possono dare del fenomeno Natuzza - prosegue Teti - lei e' stata vista sempre come una grande Terra, una Madre di famiglia, dispensatrice di buoni consigli, e quindi, grande consolatrice. Anche quando non guariva i fedeli, Natuzza invitava alla preghiera e in qualche modo riusciva a dare conforto alle persone. Aveva un ruolo terapeutico, e di grande vicinanza e adesione ai problemi della gente''. Teti, che e' un esperto di tradizioni popolari e studioso degli aspetti religiosi, racconta che Natuzza ''durante la Settimana Santa e' protagonista di un modello di sofferenza e di dolore, di rinascita e guarigione, in senso lato''. E tutto questo si manifesta nei segni divini, le stimmate, che le comparivano durante la Quaresima. Secondo Teti, ''un altro motivo per cui Natuzza e' stata circondata da affetto, attenzione, anche da persone laiche, e' che non ha mai speculato, non ha mai preso soldi, ha sempre parlato con tutti, cercando di dare conforto a chi lo chiedeva''. Quello che viene a mancare adesso - dice Teti - ''e' la mistica, ma anche la grande Madre, la donna che sta vicino alle persone, che aiuta e che conforta e che non offre scorciatoie'', nel senso che la malattia si puo' vivere, e Natuzza insegnava appunto a tollerare il dolore. Attravero le stimmate, Natuzza ricorda che ''il sangue e' elemento di morte e di vita, e quindi - spiega ancora Teti - e' un linguaggio potente che tocca l'immaginario, e non solo. E' come se Natuzza assorbe su di se' la sofferenza e il dolore per riscattare la sofferenza e il dolore delle persone, e dare cosi' anche un senso al dolore dei suoi fedeli''. Di Natuzza - rileva l'etnologo - colpiscono la grande modestia e l'umilta' di questa donna, che non si presenta come eccezionale, e dice di se stessa'' io sono uno strumento del Signore, io faccio quello che mi dice il Signore''. Natuzza fino alla fine ''ha sempre conservato questa sua posizione di popolana, madre, contandina, dispensatrice di buoni consigli. Il suo misticismo e la sua diversita' non inquietavano le persone, anzi le avicinavano'', prosegue Teti. E' anche ''molto positivo - osserva - questo rapporto con le gerarchie ecclesiastiche, un dialogo serrato, e tutti i religiosi le riconoscevano questa sua capacita'''. In ultimo Teti ci affida il ricordo di un incontro con Natuzza Evolo avvenuto molti anni fa, al quale parteciparono anche l'editore e stampatore calabrese Mario Porcelli e Padre Bartolomeo Sorge, gesuita di Palermo. ''Porcelli - ricorda Teti - ci voleva proporre di scrivere un libro su Natuzza. Ricordo la grande attenzione di Padre Bartolomeo Sorge su Natuzza: era stato colpito dal misticismo e da questa sua capacita' di comunicare''. Una persona semplice, Natuzza, che non veniva travolta ne' dalle attenzioni esterne, ne' dai mass media, e che restava sempre se stessa. ''Al di la delle procedure ecclesiastiche - conclude infine Teti - il fatto che ha colto Monsignor Luigi Renzo - che e' il vescovo che ha celebrato l'omelia ieri - e' che lei e' gia' percepita dalla gente come santa''. Sulla sua percezione personale dell'incontro con Natuzza, Teti descrive invece come la 'Mistica' sapeva vedere gli aspetti belli e positivi delle persone. E della vita. ''L'ascoltavo con un certo turbamento quando parlava, afferma Teti . Mi accorsi del profumo di rose e di fiori che Natuzza aveva in casa. Tornando da Paravati, dopo l'incontro con Natuzza, mi sembrava di vedere rose dappertutto. Mi sono poi reso conto che le rose c'erano per davvero: ecco - compresi - Natuzza riusciva ad infondere nelle persone che incontrava la capacita' di vedere il mondo''. ''Anche grazie a Natuzza, la Calabria manda un'altra immagine di se' - dice infine Teti - che non e' quella della devastazione e della violenza, ma quella dell'accoglienza e della solidarieta' verso le persone''.



