(ASCA) - Roma, 5 nov - ''L'esperienza insegna che bisognerebbe andare cauti sull'idea di testamento biologico'', come testimoniato ad esempio dal caso Englaro, dove questo testamento e' stato addirittura ''presupposto'': un fatto di ''una gravita' enorme'', secondo quanto afferma il card. Camillo Ruini, ora presidente del Comitato Cei per il progetto culturale, in una intervista al sito Ilsussidiario.net. ''La Chiesa - spiega il porporato - interviene su questioni che riguardano l'ordine politico e legislativo quando questo ordine tocca problematiche che hanno innanzitutto una dimensione di etica pubblica, circostanza divenuta molto piu' frequente negli ultimi decenni, non per volonta' della Chiesa''. Un ''diritto-dovere'', quello della Chiesa, secondo l'ex presidente della Cei, che ''moltissimi laici accolgono e condividono''. Con loro, ''e' facile trovare punti d'incontro'', preclusi, invece, da ''un concetto troppo stretto di laicita' che comporta l'esclusione della trascendenza'' ma ''anche il rifiuto di una morale oggettiva, fondata sulla natura stessa dell'uomo''. ''Fra non molti anni - conclude Ruini - le biotecnologie saranno capaci di modificare profondamente il soggetto umano: c'e' chi tende a una specie di superuomo, illudendosi cosi' di fare il bene dell'umanita'. E' importante che le biotecnologie vengano usate per curare il soggetto umano, non per trasformarlo o per distruggerlo, secondo un disegno prometeico che si rivolgerebbe contro l'uomo stesso''.



