(ASCA) - Roma, 5 nov - Rinviato alla prossima settimana il summit con Gianfranco Fini e Umberto Bossi sulle elezioni regionali, Silvio Berlusconi ha optato per un vertice del Pdl che si e' svolto ieri sera. Alla riunione, che si e' tenuta a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier, erano presenti i coordinatori del partito Denis Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa, i capigruppo di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto, Italo Bocchino, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e Niccolo' Ghedini, deputato e avvocato del presidente del Consiglio. Nell'incontro si e' discusso soprattutto della riforma costituzionale della giustizia. Tra i provvedimenti presi in esame, la riforma delle norme sulla prescrizione dei processi, la divisione delle carriere dei giudici e la riforma del Consiglio superiore della magistratura. Confronto anche sulle candidature per le elezioni regionali, in particolare sulle richieste della Lega che vorrebbe propri esponenti per il ruolo di governatori in Veneto e Piemonte o in alternativa al Veneto - dove Giancarlo Galan, presidente uscente del Pdl non vorrebbe rinunciare al proprio ruolo - in Lombardia. ''Ci sara' un pacchetto che comprende un po' di tutto. Verra' presentato al Senato'', e' stata la conclusione dell'incontro in cui Berlusconi ha chiesto un impegno prioritario per la riforma della giustizia. Nel pomeriggio, parlando con i giornalisti a L'Aquila dove si era recato per la consegna di nuove case ai terremotati dell'Abruzzo, il premier aveva rilasciato a questo proposito una sibillina dichiarazione: ''Sulla giustizia la maggioranza e' compatta, altrimenti non sarebbe piu' maggioranza''. Secondo una nuova anticipazione dell'ultimo libro di Bruno Vespa, la posizione di Berlusconi e' netta sulle altre riforme istituzionali: ''Sara' il Parlamento nei prossimi mesi a definire quale sia il modello piu' adatto alla realta' italiana. Cio' che conta e' che il titolare del potere esecutivo venga scelto direttamente dal popolo. E con lui la forma di governo. Di fatto, e' quello che gia' succede nella costituzione materiale''. Il premier si e' espresso anche sulla questione della riduzione del numero dei parlamentari: ''Questa riduzione l'avevamo gia' realizzata nella nostra precedente legislatura ed e' stata la sinistra a farla abrogare con un referendum. Comunque ci riproveremo e sono sicuro che ci riusciremo''. Sul tema delle elezioni regionali, Berlusconi ha chiesto nel vertice del Pdl di ieri sera un supplemento di riflessione. Ha detto ai suoi interlocutori di attendere l'esito della riunione che avra' domani con Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc. Si e' intanto appreso che il premier ha telefonato a Casini dicendogli che tra le ragioni del rinvio del suo incontro con Fini e Bossi c'era proprio l'auspicio di un accordo elettorale con l'Udc, almeno in alcune regioni. Casini, che ha incontrato il neosegretario del Pd Pierluigi Bersani, non si sbilancia sul possibile risultato dell'incontro con Berlusconi: ''Alle regionali, salvo qualche eccezione, ci presenteremo da soli''. Secondo alcune indiscrezioni, il leader dell'Udc avrebbe posto a Bersani alcune condizioni per realizzare un'intesa circoscritta. Particolarmente delicato e' il problema della Puglia. Casini ha chiesto al segretario del Pd una candidatura del centrosinistra diversa da quella di Nichi Vendola, governatore uscente, ritenuta troppo sbilanciata a sinistra. Bersani ha replicato sostenendo di non essere in grado per ora di rimettere in discussione la candidatura di Vendola, essendoci un impegno di massima dell'intero centrosinistra. Piu' facile trovare un accordo sul Lazio, dove non e' stato ancora individuato l'identikit di un possibile candidato alternativo al centrodestra. L'Udc chiede che sia espressione dell'area moderata. Ieri Berlusconi ha pure espresso un primo giudizio sull'elezione del nuovo leader del Pd: ''Non ho avuto ancora occasione di sentire Bersani. Ho letto molte sue dichiarazioni certamente non cortesi e non riguardose nei confronti di chi ha responsabilita' di governo. Non sono partiti col piede giusto''. Porta sbarrata percio' al dialogo maggioranza-opposizione. Dice infatti il premier: ''Fin quando saranno in funzione le fabbriche del fango e dell'odio non sara' possibile dialogo e io non sono cosi' ottimista nel pensare che queste fabbriche saranno chiuse''.



