(ASCA) - Citta' del Vaticano, 5 nov - A poco piu' di due mesi dalle elezioni politiche, mentre l'Iraq sembra essere di nuovo sul punto di precipitare nella spirale della violenza dopo gli attentati che hanno colpito nei giorni scorsi Baghdad, l'arcivescovo di Kirkuk dei Caldei, mons. Louis Sako, denuncia in un'intervista all'Osservatore Romano che i cristiani si avvicinano al voto divisi e senza autonomia, incapaci di far sentire la propria voce e costretti ad appoggiarsi a coalizioni con agende e politiche proprie. ''I partiti cristiani - racconta il presule - sono divisi e non hanno una propria autonomia, dipendono dalle altre coalizioni piu' grandi e questo non permette di esprimere la propria opinione in maniera decisa ed efficace''. Certo, aggiunge mons. Sako, ''noi cristiani, in quanto minoranza, cerchiamo di stare uniti e di non schierarci con coalizioni violente, ma essendo in pochi siamo comunque costretti ad aderire a un partito piu' grande che ha una sua identita' politica e un proprio programma. Speriamo che si possa assistere a una campagna elettorale serena, senza spargimento di sangue''. Il presule sottolinea l'importanza per la riconciliazione del dialogo tra musulmani e cristiani: ''La nostra speranza - spiega - e' di vedere l'Iraq unito e in pace. Non mi stanchero' mai di ripeterlo. Solo il dialogo porta alla pace, con l'uso delle armi non si andra' da nessuna parte. Musulmani e cristiani dovranno continuare a dialogare e a rispettarsi con un unico obiettivo: la ricostruzione di un Paese che negli ultimi anni e anche nelle ultime settimane e' stato costretto ad assistere a ogni forma di violenza. L'unica cosa che ci preoccupa in questo momento e' sapere che non si ha la certezza di un futuro senza tensioni e scontri tribali''. Da questo punto di vista, e' stata positivo l'incontro del 29 agosto scorso con i responsabili religiosi musulmani: ''Si deve partire da quell'incontro, dal dialogo, dalla condivisione e dalla riconciliazione. E' stato un incontro dagli effetti positivi e che ci incoraggia. Quando ci si incontra e si ha la buona volonta' di discutere, i problemi e i contrasti si risolvono gradualmente e pacificamente''. ''Questo - aggiunge monsignor Sako - e' quello che dovrebbero fare i partiti in vista delle elezioni per la ricostruzione di un Iraq unito. Purtroppo, sono molti quelli che cercano di ostacolare il processo di pace nel nostro Paese. Le frammentazioni etniche e religiose non devono prevalere sul dialogo e sul processo di pace. Noi alla nostra comunita' raccomandiamo sempre di evitare i contrasti e le diatribe con gli altri''. L'arcivescovo auspica che il Patriarca di Babilonia dei Caldei, il card. Emmanuel III Delly, ''lanci al piu' presto un appello per la riconciliazione di tutti i cristiani iracheni al fine di salvare il Paese. Dobbiamo cambiare la nostra posizione e far capire che abbiamo una missione da compiere, ma le parole non bastano servono fatti concreti. Occorre intervenire in maniera efficace ed urgente per evitare che si inneschi un'altra spirale di violenza''. ''La Chiesa in Iraq e tutta la comunita' cristiana - conclude mons. Sako - deve essere un esempio per gli altri e collaborare alla ricostruzione del Paese all'insegna dell'unita' e del rispetto reciproco''.



