(ASCA) - Roma, 6 nov - Ieri Gianfranco Fini ha avuto un colloquio con Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, con cui ha discusso delle prospettive del governo e delle elezioni regionali. L'incontro ha irritato Silvio Berlusconi perche' un faccia a faccia tra lui e Casini e' in calendario per oggi. Il presidente del Consiglio vuole verificare se e' possibile un accordo elettorale con l'Udc, anche se circoscritto ad alcune regioni. A questo proposito, Rocco Bottiglione, vicepresidente della Camera e tra i leader dell'Udc, ha detto ai microfoni di Radio radicale che la soluzione piu' probabile resta la presentazione autonoma del suo partito nella maggioranza delle regioni. Anche Casini, dopo l'incontro con Fini, conferma questa intenzione pur sottolineando che potrebbero esserci ''eccezioni non strumentali, se si trovassero candidati condivisi, persone per bene e accordi condivisi''. Ignazio La Russa, tra i coordinatori del Pdl, dopo una riunione dell'Ufficio politico del partito, chiarisce che i contatti con l'Udc ''fanno parte della ricognizione con le forze che non fanno parte della maggioranza ma con le quali potrebbero esserci possibili alleanze''. La Destra di Francesco Storace chiede ad esempio un accordo generale con il Pdl. Intanto sul fronte leghista il presidente dei deputati Roberto Cota rilancia gli obiettivi del Carroccio: ''Noi chiediamo il giusto. La Lega ha i voti e gli uomini per governare le regioni del nord''. Il che significa che oltre al capolista del centrodestra in Piemonte la Lega chiede il candidato governatore in Veneto o in Lombardia. Se Giancarlo Galan, governatore uscente del Veneto, continuera' a dichiararsi indisponibile a rinunciare alla sua candidatura minacciando una propria lista, la Lega potrebbe insistere nel chiedere il capolista in Lombardia. Per Roberto Formigoni, attuale governatore lombardo, in questa eventualita' ci sarebbe un posto di rilievo nella compagine di governo, forse il ruolo di ministro degli Interni al posto di Roberto Maroni. Quest'ultimo o Roberto Castelli entrerebbero in corsa per conquistare il grattacielo Pirelli, sede della Regione Lombardia. Ma sono soprattutto i rapporti tra Fini e Berlusconi a far entrare in fibrillazione la maggioranza. Il presidente della Camera punta i piedi sulla riforma della giustizia che il premier vorrebbe a tempi rapidi: cambiamento delle norme sulla prescrizione dei processi, divisione delle carriere dei giudici e diversa nomina del Consiglio superiore della magistratura. E' soprattutto la prima questione a non convincere Fini che non vuole strappi. Il presidente della Camera ha manifestato la sua preoccupazione per cosa accadrebbe ai processi di migliaia di cittadini, se si fissasse a due anni il tetto dei tempi processuali, soluzione utile per proteggere Berlusconi dai processi che lo vedono imputato e che stanno per riprendere: si paralizzerebbe l'intero sistema giudiziario. Il ''no'' di Fini ha l'effetto di indispettire il premier. Da qui la decisione di Berlusconi di convocare nella propria residenza romana di Palazzo Grazioli un vertice del Pdl. Il premier e' stato chiaro: ''Sulla giustizia la maggioranza e' compatta, altrimenti non sarebbe piu' maggioranza''. Una frase interpretata come una minaccia di elezioni anticipate, questa volta piu' esplicita di altre occasioni. Vittorio Feltri, direttore del ''Giornale'', ha scritto ieri un durissimo articolo contro il presidente di Montecitorio con un titolo di prima pagina a sei colonne: ''Caro Fini, adesso parla chiaro''. Il catenaccio esplicita il ragionamento: ''Il presidente della Camera non perde occasione per distinguersi da Berlusconi e mettergli il bastone tra le ruote''. Feltri propone la possibile soluzione: via la zavorra dal Pdl, a iniziare da Fini e dai suoi fedelissimi, e poi ''dritti alle elezioni anticipate''. Al direttore del ''Giornale'' ha replicato il periodico della Fondazione Farefuturo che fa riferimento al presidente della Camera: ''Feltri e' il Niccolai del giornalismo politico, e' un difensore che segna a ripetizione solo nella propria porta. Chissa' se il presidente del Consiglio-editore e' consapevole che un governo e' come uno scudetto. Si puo' perdere a furia di autogol''. Al di la delle metafore calcistiche, e' di nuovo bufera sui rapporti Berlusconi-Fini.



