(ASCA) - Roma, 6 nov - Gli ospedali cattolici operano da anni tra ''notevoli e perduranti difficolta''', difficolta' che ''specie in alcune regioni, sono tali da condizionare irrimediabilmente la loro attivita' o addirittura da metterne a rischio la sopravvivenza, cosa che arrecherebbe un grave danno ai cittadini che vi ricorrono con fiducia e a coloro che in esse lavorano''. Lo denuncia il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, nel discorso rivolto questa mattina all'Assemblea dell'Aris, l'associazione che raggruppa le istituzioni sanitarie di matrice cristiana. Il segretario dei vescovi ha esortato quindi ad attivare ''nelle sedi opportune tutte le soluzioni utili a far si' che esse riescano a superare questo momento di crisi ed esprimano le loro grandi potenzialita' per fare buona sanita'''. ''Questo - ha aggiunto - e' possibile attivando un circolo virtuoso di collaborazione istituzionale e di progettualita' ispirata da una sana sussidiarieta'''. Per mons. Crociata, e' ''particolarmente importante che le strutture di ispirazione cristiana siano messe in condizioni di pianificare, a lungo termine e in condizioni di stabilita', il loro inserimento a pieno titolo nella rete dei servizi sanitari regionali e nazionali''. Allo stesso modo, ''va garantita loro la certezza dei pagamenti corrispondenti alle prestazioni effettuate in base alla quantita' e alla qualita', senza gli attuali ritardi, che rischiano oltretutto di alimentare speculazioni finanziarie''.



