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Brigatista Blefari trovata impiccata nel carcere di Rebibbia 

La brigatista Diana Blefari Melazzi è stata trovata impiccata nella sua cella nel carcere romano di Rebibbia, dove stava scontando l'ergastolo per concorso nell'omicidio del giuslavorista Marco Biagi. Continua a leggere questa notizia

Lo ha confermato il suo avvocato, Valerio Spigarelli, precisando che il suicidio risale a ieri sera.

Questa settimana la Cassazione aveva reso definitivo l'ergastolo inflitto alla Blefari per l'omicidio Biagi, consumato a Bologna il 19 marzo 2002, confermando la sentenza d'appello.

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha detto al Tg5 che è già stata avviata "una puntuale e attenta inchiesta amministrativa che affiancherà quella giudiziaria" per fare chiarezza al più presto sull'accaduto.

Il guardasigilli ha precisato che, in base alle prime informazioni raccolte, la brigatista "era in regime di detenzione comune e in una situazione carceraria compatibile con le sue condizioni psicofisiche".

Secondo il Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, si tratta di "una morte annunciata".

"Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l'ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima", dice Marroni in una nota.

"I precedenti familiari della donna, le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d'allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo", prosegue il Garante. Ricordando di avere denunciato pubblicamente il caso della Blefari Melazzi - "soggetto schizofrenico e inabile psichicamente, figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida ristretta in regime di 41 bis" - già due anni fa.

 

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