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Clima, Per Onu gli Usa devono ridurre emissioni entro 2020 

di Alister Doyle and Gerard Wynn Continua a leggere questa notizia

Gli Stati Uniti dovrebbero fissare un obiettivo per il taglio dei gas serra entro il 2020, per favorire il raggiungimento di un accordo in ambito Onu alla conferenza prevista per il mese prossimo. Lo hanno detto oggi le Nazioni Unite, nel corso dell'ultima riunione di preparazione al summit.

I delegati ai colloqui di Barcellona del 2 - 6 novembre, hanno fatto presente che non c'è rimasto molto tempo per uscire dallo stallo creatosi, tra paesi ricchi e paesi poveri, sul taglio delle emissioni e sui modi per raccogliere miliardi di dollari che servono per aiutare i paesi in via di sviluppo a combattere gli effetti del cambiamento climatico.

"C'è bisogno che a Copenaghen gli Stati Uniti si presentino con un obiettivo concreto", ha detto Yvo de Boer, capo del segretariato delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico, nel corso di una conferenza stampa.

"Questo è un tassello fondamentale del puzzle".

Gli Stati Uniti, che dopo la Cina sono il paese che produce la quantità maggiore di emissioni, sono l'unica nazione industrializzata che è rimasta fuori dagli Accordi di Kyoto per il taglio delle emissioni entro il 2012. Il Senato americano sta discutendo una proposta che prevede una riduzione delle emissioni per portarle, entro il 2020, a un livello inferiore a quello del 1990 del 7%.

Sia la Danimarca, il paese che ospiterà il vertice del 7 -18 dicembre, che l'Unione Europea hanno invitato il presidente Barack Obama a impegnarsi di più per rimuovere gli ostacoli sulla strada dell'accordo.

"Si è registrato un significativo e reale cambiamento della posizione americana, ma ci aspettiamo di più", ha detto il ministro dell'Ambiente svedese Andreas Carlgren, il cui paese ha la presidenza dell'Unione Europea.

Washington ha confermato di essere impegnata al raggiungimento di un accordo in ambito Onu.

"L'idea che gli Stati Uniti non stiano facendo abbastanza non è corretta", ha puntualizzato Jonathan Pershing, capo della delegazione americana a Barcellona, ricordando una serie di misure adottate dall'amministrazione Obama per garantire una riduzione delle emissioni e favorire energia pulita.

CLINTON, BUSH

"Noi siamo convinti che essere parte di questo tentativo (del vertice di Copenaghen, ndr) sia molto importante", ha detto Pershing.

Obama non vuole ripetere gli errori commessi dall'amministrazione del presidente Clinton, che firmò il trattato di Kyoto ma non riuscì a farselo ratificare dal Senato. Il presidente George W. Bush, invece, aveva obiettato che il Protocollo di Kyoto sarebbe costato (agli Usa) molti posti di lavoro mentre non fissava limiti per nazioni quali Cina e India.

Il ministro danese dell'Ambiente e dell'Energia Connie Hedegaard ha detto che troverebbe "molto difficile da immaginare" che Obama possa ritirare il Nobel per la Pace, il 10 dicembre a Oslo, a poche centinaia di chilometri dalla capitale danese, e allo stesso tempo inviare a Copenaghen una delegazione a mani vuote".

Ancor prima, de Boer aveva avvertito i delegati a Barcellona che "l'orologio segna quasi l'ora zero". Con molti paesi colpiti dalla recessione, i negoziati su uno degli accordi internazionali più compless sono entrati in una fase di stallo, sin da quando sono stati lanciati nel 2007.

Hedegaard ha respinto l'ipotesi di concedere ai negoziatori del tempo ulteriore nel 2010, andando oltre il vertice di Copenaghen. "Si sa che non sarà facile" ha detto, aggiungendo che non tutti i dettagli potranno essere decisi durante il summit del mese prossimo.

De Boer ha detto anche di augurarsi che a Copenaghen vengano decise quattro cose: i tagli delle emissioni dei paesi ricchi a livello individuale, le azioni che i paesi poveri dovranno intraprendere per limitare la crescita delle proprie emissioni, un nuovo sistema finanziario e tecnologico al servizio delle nazioni in via di sviluppo, e un sistema che garantisca la supervisione dei fondi.

Fuori dal centro congressi, i manifestanti hanno fatto suonare centinaia di sveglie per dire che il tempo per raggiungere un accordo che rallenti la crescita delle temperature e delle inondazioni, delle ondate di caldo, degli incendi furiosi e del livello dei mari, sta finendo.

Paesi emergenti come Cina e India ritengono che quelli industrializzati debbano portare le loro emissioni ad un livello che sia inferiore del 40% a quello del 1990, questo entro il 2020, molto più di quanto le maggiori economie siano disposte ad offrire.

Dicono, inoltre, che anche quelli più poveri dovrebbero fare di più, entro il 2020, per rallentare la crescita delle proprie emissioni.

Cina, Stati Uniti, Russia e India sono i paesi che inquinano di più.

 

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