La Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo ha stabilito oggi che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione". Continua a leggere questa notizia
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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che si è scagliata contro la sentenza, ha reso noto che il governo ha presentato ricorso contro la decisione, definita dalla Conferenza episcopale italiana frutto di una "visione ideologica".
Questa sera, padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, ha detto in una nota che la sentenza della Corte è stata accolta Oltretevere "con stupore e rammarico", affermando che "è grave voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana".
"Sembra che si voglia disconoscere l ruolo del cristianesimo nella formazione dell'identità europea, che invece è stato e rimane essenziale".
Secondo i giudici, invece, "la presenza di un crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un segno religioso e far sentire loro di essere in un ambiente scolastico che influenza" le scelte legate alla religione, si legge nella sentenza, pubblicata sul sito della Corte.
"La libertà di non credere in nessuna religione non è limitata all'assenza di servizi religiosi o di educazione religiosa: è estesa alle pratiche e ai simboli che esprimono un credo, una religione o ateismo", spiega la sentenza.
"Questa libertà merita particolare protezione se (...) ciò che esprime un credo è piazzato in una situazione che non si può evitare, o si potrebbe farlo solo attraverso sforzo e sacrificio sproporzionato".
Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini si è scagliata contro la sentenza, sostenendo che invece occorre difendere la presenza di crocifissi nelle classi, perché "non significa adesione al Cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione".
BERSANI: CROCIFISSO NON OFFENDE NESSUNO
"La storia d'Italia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi. (...) nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità", spiega il ministro in una nota, ipotizzando che alcune norme a cui fanno riferimento i giudici di Strasburgo possano essere in contrasto con "il nostro dettato costituzionale".
"Non è eliminando le tradizioni dei singoli paesi che si costruisce un'Europa unita, bisogna anzi valorizzare la storia delle nazioni che la compongono".
Contrario alla sentenza anche il neo-segretario del Pd Pierluigi Bersani: "Antiche tradizioni come quella del crocefisso non possono essere offensive per nessuno", ha spiegato intervenendo sul tema.
La Cei ha sottolineato in una nota che la decisione della Corte "suscita amarezza e non poche perplessità: fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica".
"Si rischia di separare artificiosamente l'identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali, mentre non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche", conclude la Cei.
A rivolgersi alla Corte era stata Soile Lautsi, donna di nazionalità italiana residente ad Abano Terme. Nel 2001-2002, i suoi due figli di 11 e 13 anni frequentavano la scuola "Vittorino da Feltre" della cittadina in provincia di Padova, dove era presenti i crocifissi.
Secondo la donna, la presenza dei crocifissi è contro la laicità dello Stato e aveva chiesto di toglierli dalle aule, dando il via ad una serie di ricorsi davanti ai tribunali italiani, compreso il Consiglio di Stato, che ne 2006 respinse il suo appello sostenendo che il crocifisso è diventato uno dei valori laici della costituzione italiana e rappresenta i valori della vita civile.



