di Paolo Biondi Continua a leggere questa notizia
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"Il vero nodo resta la Lombardia", dice una fonte di governo spiegando l'ennesimo rinvio sulle Regionali.
Silvio Berlusconi continua a dire che una cosa è la realtà, un'altra la realtà raccontata dai giornali. Non si capisce però perché Roberto Formigoni sia corso a L'Aquila oggi per un faccia a faccia con lui, perché Roberto Maroni abbia sparato a zero su Giulio Tremonti (e su Berlusconi) dicendo che se non arrivano i soldi per la Polizia la Lega voto con l'opposizione, che Umberto Bossi abbia detto che la Lega fa quello che dice lui e non quello che dice Maroni, che Luca Zaia (altro ministro leghista) abbia detto che lui non è candidato alla Regione Veneto.
La realtà sarà diversa da quello che si racconta, ma tutti questi fatti successi oggi assomigliano più alla realtà che si racconta che a quella "vera" in base alla quale il rinvio del vertice di oggi è solo per problemi, diciamo così, logistici.
Una fonte di governo, ex An, conferma: "Il vertice è saltato perché manca l'accordo sui nomi". Alcune fonti dicono che la vicenda Regionali potrebbe essere risolta questa notte, se la Lega riuscirà a convincere Berlusconi a lasciarsi dare la Lombardia.
Repubblica (epicentro dell'"altra" realtà, secondo il premier) oggi riporta un'altra voce che gira da giorni nei palazzi della politica: è possibile un rimpasto di governo che porterebbe Gianni Letta al posto di vicepremier e l'attuale garante Antitrust Antonio Catricalà come sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
L'operazione fino ad ora è stata bloccata da Fini e Tremonti, "solidali anche nell'incontro di ieri nello stop all'operazione" come dice una fonte vicina al Cavaliere.
Quello che scrive Repubblica non è tutto quello che si dice. Si racconta che il rimpasto di governo avverrebbe a ridosso delle Regionali di primavera e sarebbe strettamente legato a quelle elezioni. Ma se il rimpasto non verrà fatto per sostituire Zaia (dall'Agricoltura a governatore del Veneto) come dice Zaia stesso, per chi allora?
Una fonte politica racconta che qualora la Lega riuscisse nel "colpo grosso" di farsi assegnare la Regione Lombardia, per la quale avrebbe pronta la candidatura di Roberto Castelli, Roberto Formigoni potrebbe essere dirottato al ministero dell'Interno al posto del leghista Roberto Maroni.
E che Maroni, che queste voci le ascolta come e più degli altri, avrebbe sparato contro Bossi e Berlusconi proprio per cercare di fare sentire la sua voce e frenare questa operazione.
Tutte chiacchere da bar sport? Può darsi. Quel che vero è che nel mondo della maggioranza, in vista delle Regionali, c'è una grande fibrillazione e che sarebbe stato molto meglio stoppare tutte le voci e fantasticherie con un bel punto fermo già questa sera, con una decisione ultimativa sulle candidature.
"Se non si è fatta la riunione è perché le tessere non sono ancora al loro posto e c'è bisogno ancora di una settimana", conferma un'altra fonte di governo.
A voler mischiare ancora di più le cose ci si mette qualche dietrologo che oggi, sui divani di Montecitorio, parlava di attese da vicende giudiziarie "e non quelle che riguardano il presidente del Consiglio".
Vero è che con la vicenda delle Regionali sul piano politico si intreccia la vicenda della riforma della giustizia che la maggioranza sta preparando e che presto dovrebbe approdare in Parlamento: anche su questo non c'è accordo ed anche su questo la vicenda è interna alle diverse anime del Pdl, ex Forza Italia ed ex An in testa.
Su queste vicende è piovuta come una tegola l'accelerazione impressa dalla formazione a Palermo del nuovo gruppo del Pdl-Sicilia di Gianfranco Micciché, distinto e separato dal resto del Pdl. E Micciché è una pedina importante, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, anche del governo.
Appena si metterà un punto fermo alle Regionali, decretando la fine della partita delle candidature si capirà qualcosa di più anche nelle altre partite, governo compreso.



