I leader internazionali hanno fatto sapere al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che nessuno di loro avrebbe potuto mantenere la propria leadership davanti solo ad un terzo degli attacchi che sono stati rivolti a lui dalla stampa mondiale. Continua a leggere questa notizia
E' quanto dice il premier in una parte sui rapporti internazionali suoi e sulla politica estera del governo nell'intervista rilasciata a Bruno Vespa per il suo libro Donne e potere di prossima uscita.
"No. Al contrario, se debbo dirla tutta, gli altri leader internazionali che incontro mi fanno i complimenti. Nessuno di noi, mi dicono, avrebbe potuto resistere a un terzo degli attacchi che hanno rivolto a te", risponde Berlusconi alla domanda se si senta "oggettivamente indebolito dalla campagna di stampa internazionale" contro di lui.
Berlusconi risponde poi a domande di politica estera. Per quanto riguarda i suoi rapporti "stretti" con la Russia e la Libia e sul fatto se possano avere messo in discussione i rapporti all'interno della Ue con gli Stati Uniti risponde: "Fantapolitica. Il nostro governo, è considerato dall'amministrazione americana un alleato sicuro, leale e forte. Il Presidente Obama ha ripetutamente elogiato la mia 'strong leadership'. Quanto ai leader dei maggiori Paesi europei, ho con tutti rapporti di amicizia. Per criticarmi, la sinistra dice che pratico la 'politica del cucù', riferendosi a quando ho scherzato amichevolmente con il Cancelliere Merkel. E' una definizione di cui vado fiero: sì, faccio una politica estera che tiene in grande conto i rapporti personali con gli altri leader, perché questo consente di avere interlocuzioni dirette, non mediate dalla diplomazia, sulle questioni più delicate, rendendo più facili le intese. Se l'Italia ha ritrovato prestigio e autorevolezza in campo internazionale, lo deve proprio al nostro governo e a questo mio modo di coltivare le relazioni internazionali. Il che non significa rinunciare alla competizione: i capi di Stato e di governo più validi si fanno un vanto di difendere all'estero le imprese del loro Paese e di concludere accordi vantaggiosi per le loro economie nazionali. L'Italia, prima di noi, non l'aveva mai fatto. Ora lo facciamo anche noi, e molto bene".



