Il Gruppo dei Venti paesi più sviluppati dovrebbe questo fine settimana giudicare prematura la rimozione delle misure di emergenza a sostegno della crescita globale e introdurre un nuovo schema per la reciproca valutazione volto al riequilibrio della crescita mondiale e alla prevenzione delle crisi future. Continua a leggere questa notizia
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Presieduta dal ministro britannico Alistair Darling, la riunione scozzese di St Andrews segue il vertice dei capi di Stato del settembre scorso a Pittsburgh, in cui i vertici politici si sono in tal senso impegnati, e lascia la palla a ministri finanziari e banchieri centrali.
Da settembre a oggi sono intanto emersi ulteriori segnali di come l'economia mondiale si stia finalmente risollevando dalla peggiore crisi finanziaria dai tempi del dopoguerra.
La Banca centrale europea ha varato ieri il primo passo nel processo di rimozione delle misure straordinarie messe a punto durante la crisi finanziaria - tassi di interesse sui minimi storici e ultra-generose iniezioni di liquidità - segnalando che il prossimo anno non metterà nuovamante a disposizione delle banche finanziamenti a dodici mesi.
A parere di Darling sarebbe comunque prematuro dichiarare vittoria sulla crisi e vanno dunque mantenute almeno per il momento in essere le misure a sostegno della crescita.
"Credo si possa arrivare a un accordo in primo luogo sul grantire di non rimuovere troppo in fretta i provvedimenti espansivi, dal momento che la ripresa non è assolutamente consolidata ovunque", ha detto a Reuters.
CONTROLLI E RIEQUILIBRIO
A dieci anni dalla creazione del G20, i leader hanno concordato a Pittsburgh che il Gruppo dei Venti dovrebbe essere il principale organismo economico globale, dal momento che a differenza di G7 o G8 include i principali paesi emergenti.
Tra le proposte sul tavolo della riunione di oggi e domani, riferiscono alcuni funzionari, quella di uno schema in base a cui i singoli paesi espongano le proiezioni economiche all'esame del Fondo monetario internazionale che ne verifichi la reciproca coerenza.
In alternativa, spiega Darling, si possono cercare altre soluzioni in seno al G20.
"Mentre lavoriamo dobbiamo avere in mente un obiettivo su dove vogliamo vedere la crescita mondiale nei prossimi anni, ma naturalmente i tassi dei singoli paesi saranno diversi" spiega.
Per quanto dietro le porte regni un certo discontento sulla debolezza del dollaro, diversi funzionari hanno messo in chiaro che l'agenda formale della riunione non prevede il tema delle valute.
Possibile anche che ministri e banchieri discutano della proposta di creare un pool comune di riserve in modo da dissuadere gli emergenti dall'eccesivo accumulo di riserve estere, prediligendo invece misure a sostegno della crescita.
Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha lanciato intanto ieri un monito, secondo cui la lieve ripresa dell'economia mondiale potrebbe frenare la spinta alla necessaria riforma del sistema finanziario.
"I leggeri segnali di miglioramento dell'economia potrebbero creare un ostacolo alla realizzazione delle radicali riforme senza le quali l'umanità potrebbe tornare a scivolare in una nuova crisi ancora più grave" dice in un discorso londinese.
LA LUNGA STRADA VERSO COPENHAGEN
Alquanto delicato, altro tema sull'agenda di ministri e banchieri la ricerca di un accordo sul finanziamento del pacchetto clima in vista del vertice di Copenhagen a dicembre.
Scettico però Darling sulla possibilità di un'intesa: "intendo sfruttare questo fine settimana per impegnare i ministri a far sì di mettere i soldi in tavola; siamo stati molto chiari nel dire che riteniamo siano necessari 100 miliardi di dollari".
L'ultimo incontro di banchieri centrali e ministri a Londra non ha però raggiunto alcun obiettivo su costi e distribuzione del finanziamento della lotta ai cambiamanti climatici.



