di Gerard Wynn e Alister Doyle Continua a leggere questa notizia
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I leader di una quarantina di Paesi nel mondo potrebbero recarsi a Copenhagen il mese prossimo per aumentare le speranze di raggiungere un accordo sul cambiamento climatico, secondo quanto hanno riferito oggi le Nazioni Unite dopo che i colloqui preparatori hanno archiviato progressi insufficienti.
A Barcellona, i Paesi in via di sviluppo hanno accusato quelli più ricchi di aver smorzato gli animi con la richiesta di altro tempo, fino a un anno, per mettere a punto i dettagli di un accordo delle Nazioni Unite per combattere il cambiamento climatico, e hanno aggiunto che a Copenhagen si deve giungere a un accordo vincolante dal punto di vista legale.
Il fatto di invitare i leader del mondo alla fine del vertice di Copenhagen del 7-18 dicembre potrebbe aiutare a superare le divergenze, secondo quanto riferito da Yvo de Boer, a capo della Segreteria Onu per il cambiamento climatico, nell'ultimo giorno dei colloqui di Barcellona.
"Credo che a Copenhagen dovremmo approfittare di invitare i leader del mondo per imprimere al vertice la spinta finale", ha aggiunto.
"Da quel che so, 40 capi di Stato hanno reso noto la loro intenzione di esserci", ha precisato.
Tra questi ci sono il premier britannico Gordon Brown, il presidente francese Nicolas Sarkozy, ma anche capi di Paesi africani e dei Caraibi. Il premier danese Lars Lokke Rasmussen ha detto di non essere ancora certo sull'estensione dell'invito ai leader del mondo.
A Barcellona sono stati fatti pochi passi avanti, riaprendo il divario tra paesi ricchi e quelli poveri.
UN FRENO
"I Paesi sviluppati si stanno comportando da freno nei confronti di qualunque passo avanti", ha detto Lumumba Stanislaus Di-Aping del Sudan, presidente del gruppo dei 77 Paesi e della Cina, che rappresenta i Paesi poveri.
Di-Aping ha aggiunto che qualunque accordo venga raggiunto a Copenhagen dovrà essere qualcosa in più che un semplice comunicato politico.
"Sarebbe sciocco pensare che a Copenhagen sia sufficiente un comunicato politico".
I Paesi africani hanno detto che le persone muoiono ancora a causa del cambiamento climatico.
De Boer ha messo in chiaro che a Copenhagen dovranno essere fissati almeno gli obiettivi per i Paesi ricchi per la riduzione delle emissioni nocive entro il 2020, ma sarà necessario anche concordare dei provvedimenti che permettano ai Paesi poveri di ridurre le loro emissioni, e trovare dei modi per ottenere più fondi e dei meccanismi per il loro controllo.
L'Unione Europea e alcuni altri delegati dei Paesi sviluppati hanno detto questa settimana che per un trattato Onu sul cambiamento climatico potrebbe essere necessario un altro anno o più oltre la data prevista di dicembre, per mettere a punto i dettagli.
A Barcellona i Paesi africani hanno boicottato l'avvio di alcuni colloqui, dicendo che le azioni previste dai Paesi sviluppati sono insufficienti e ottenendo il sostegno di molti Paesi in via di sviluppo e di gruppi ambientalisti.



