Il disegno di legge sul processo breve non sarà presentato al Senato prima di domani. Lo ha detto stasera il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. Continua a leggere questa notizia
"E' sostanzialmente pronto, ma lo devo ancora vedere e lo potremmo presentare domani", ha detto Gasparri in una pausa dei lavori a Palazzo Madama.
Il ddl è frutto dell'accordo stretto ieri tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini e dovrebbe evitare al premier di essere giudicato nei due processi in corso nei suoi confronti.
Il provvedimento porterà la firma dello stesso Gasparri e del vice capogruppo Gaetano Quagliarello, ma Gasparri non esclude che possa essere siglato anche da un esponente della Lega Nord.
"Lo devo leggere con calma, non ho ancora potuto valutarlo compiutamente, anche noi politici abbiamo il bisogno di fare delle verifiche", ha aggiunto, parlando del ddl a cui ha lavorato principalmente l'avvocato di Berlusconi e deputato del Pdl Niccolò Ghedini.
Secondo fonti della maggioranza, il ddl prevederà che i processi per reati con pene massime inferiori o non superiori a 10 anni -- il punto è ancora controverso -- e con l'eccezione dei reati di mafia, terrorismo o di grave allarme sociale, non potranno durare più di due anni per ciascuna fase, altrimenti si estinguono.
Considerando i tre gradi di giudizio, il processo in tutto durerebbe non più di sei anni. La norma si dovrebbe applicare solo agli incensurati e varrà anche per i procedimenti in corso di primo grado.
Rientrerebbero così nella scappatoia i due processi in cui Berlusconi è imputato, quello sui diritti tv Mediaset e quello Mills, hanno detto le fonti.
Piero Longo, uno degli avvocati di Berlusconi e senatore del Pdl, ha detto però di aspettarsi che la nuova legge venga impugnata davanti alla Corte costituzionale dai magistrati di Milano, con un possibile nuovo effetto dilatorio.
Non è certo, invece, se la tagliola dei processi metterà al riparo il premier da una inchiesta su altri presunti fondi neri Mediaset, condotta sempre dalla procura di Milano e avviata alla conclusione.
L'intesa tra il premier e Fini prevede inoltre lo stanziamento in finanziaria di fondi "cospicui" per il funzionamento del sistema giudiziario, con cui fronteggiare l'auspicata accelerazione dei procedimenti, mentre sarebbe archiviata l'idea di accorciare i tempi di prescrizione dei reati.
"Qualche cosa metteremo in Finanziaria qui al Senato, ma solo quando la legge passerà alla Camera si conoscerà il gettito dello scudo fiscale, che sarà il salvadanaio con cui affrontare spese per la giustizia e la sicurezza", ha detto Gasparri.
Lo scudo è però una misura una tantum, pertanto il suo gettito non potrà andare a finanziare nuove spese permanenti.
ANM: "A RISCHIO MIGLIAIA DI PROCESSI"
Altre risorse, dicono le fonti della maggioranza, potrebbero venire dal Fondo sulla giustizia, in cui rientrano le somme realizzate dalla vendita dei beni mafiosi sotto sequestro.
Decisamente critica verso la bozza del disegno di legge, così come è circolata nei media, si è mostrata l'Anm, i cui vertici hanno incontrato stasera la Consulta sulla giustizia del Pdl -- un gruppo di parlamentari esperti in materia e capitanati dall'avvocato del premier Niccolò Ghedini.
Un ddl per accorciare i processi avrebbe il risultato di "buttare a mare un enorme numero di processi, nell'ordine delle migliaia, e dire alle vittime dei reati che abbiamo scherzato", ha detto al termine dell'incontro il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini.
"Non ci sono le condizioni organizzative per fare un processo breve", ha aggiunto, rimarcando la mancanza di mezzi e strutture giudiziare. Senza radicali mutamenti, "diventa impossibile concludere i processi in sei anni".
L'Anm, che dice di non avere ricevuto dalla maggioranza alcuna bozza di legge, sostiene inoltre che l'obiettivo di accelerare i processi rischia di essere vanificato da tecniche difensive dilatorie, per cui un avvocato avrà tutto l'interesse a prolungare il processo per ottenerne l'estinzione.



