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L'Italia nel primo conflitto mondiale

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Il 28 giugno 1914 uno studente serbo spara contro l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria. L'attentato, di matrice anarchica, innesca una serie di reazioni che culminano il 28 luglio del 1914 quando l'Austria presenta la dichiarazione di guerra alla Serbia: è l'inizio di un conflitto che, per la prima volta nella storia, assume un carattere mondiale. L'Austria, la Germania e poi la Turchia scendono in campo contro la Serbia, mentre con quest'ultima si schierano la Russia, la Francia, l'Inghilterra e poi il Giappone e gli Stati Uniti. In una prima fase la guerra si caratterizza come "guerra di movimento" ma presto, contro le speranze degli imperi centrali che contavano di risolvere il conflitto in tempi rapidi, si passa ad una vera e propria guerra di logoramento, che vede come protagonista la trincea. Per quasi un anno il nostro Paese mantiene una posizione neutrale all'interno del conflitto, rimanendo per tutto il tempo diviso in due schieramenti contrapposti: gli interventisti e i neutralisti. Sono favorevoli alla guerra i Nazionalisti, i Repubblicani, i Conservatori e i sindacalisti rivoluzionari: invocano l'intervento contro l'Austria allo scopo di ottenere la liberazione di Trento e Trieste, città simbolo dell'unità incompleta dell'Italia. Contro gli interventisti e a favore della pace si schierano i cattolici, i Socialisti riformisti e i Liberali guidati da Giovanni Giolitti. Pur se in minoranza, gli interventisti hanno la meglio: il 24 maggio 1915 il Governo italiano dichiara guerra all'Impero Austro – Ungarico, ma non alla Germania (la dichiarazione di guerra alla Germania si avrà soltanto il 27 agosto 1916). Il nostro esercito combatterà quasi esclusivamente nelle regioni nord-orientali d'Italia e anche su questo fronte il conflitto si combatterà essenzialmente nelle trincee scavate nelle montagne da soldati reclutati fra le fasce più povere della popolazione. L'anno più difficile per l'esercito italiano è il 1917. In questo anno, infatti, a seguito di un'offensiva austriaca divenuta sempre più pressante, il nostro esercito subisce una pesante sconfitta a Caporetto (24 ottobre) ed è costretto a ripiegare fino al Piave. Le perdite italiane e in uomini e in materiali sono gravissime. Ma presto ha inizio una grande controffensiva delle truppe italiane, che dal Grappa e dal Piave dilagano fino a Trento e Trieste. Nel pomeriggio del 3 novembre i delegati austriaci firmano la resa. L'armistizio (patto di Villa Giusti) entra in vigore il 4 novembre 1918. Termina così la guerra sul fronte italo - austriaco, pochi giorni prima della conclusione generale del conflitto, che vede il crollo della Germania e dell'Impero austro - ungarico. La guerra sul fronte italiano è durata 41 mesi: più di tre anni di freddo e fame sotto il rombo delle artiglierie nemiche, con in prima linea ragazzi provenienti dalle più diverse aree geografiche d'Italia, uniti tutti da una bandiera, il nostro Tricolore. Il bilancio del conflitto è drammatico: 689.000 morti, quasi il doppio di quelle che saranno le vittime italiane della Seconda Guerra Mondiale, e 1.050.000 tra mutilati e feriti.

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