Roma, 28 ott. - (Adnkronos) - Nell'ultima classifica di Greenpeace 'Cool It', che premia l'impegno del settore dell'information tecnology sul fronte dei cambiamenti climatici, nessuna azienda ottiene un punteggio superiore a 50 su 100. Con la conferenza di Copenhagen a poco piu' di un mese, "i colossi dell'It come Google, Microsoft e Ibm non si stanno ancora impegnando per chiedere di ridurre le emissioni di gas serra" sottolinea in un nota l'organizzazione ambientalista. Per Greenpeace "un chiaro sostegno alle richieste di forti riduzioni delle emissioni e' un criterio chiave per ottenere un punteggio elevato all'interno della classifica, cosi' come la capacita' delle aziende di proporre soluzioni alla crisi climatica adottabili su larga scala e misurabili". Al primo posto c'e' Ibm con un punteggio di 43 su 100, segue al secondo posto Hp e Fujitsu al terzo. Google, appena entrata nella classifica, si piazza al quarto posto con 32/100. Il rapporto 'Smart 2020', commissionato dalla stessa industria It, "mostra chiaramente che soluzioni It amiche del clima hanno le potenzialita' per ridurre le emissioni globali di gas serra del 15% entro il 2020". ''Sebbene il settore It potrebbe trarre profitto da forti obiettivi di riduzione delle emissioni, purtroppo non sta facendo abbastanza per sfruttare questo potenziale e guidare il processo verso un'economia a bassa intensita' di carbonio - commenta Melanie Francis, responsabile campagna Clima di Greenpeace International - Giganti dell'It come Microsoft, Google e Ibm devono far sentire il proprio peso per un accordo forte a Copenhagen, o le possibilita' di salvare il clima andranno perdute a causa delle pressioni negative dell'industria sporca''.



