Foto/Video correlati
Roma, 3 nov. (Adnkronos/Ign) - "Si doveva evitare che morisse. Uno Stato democratico assicura alla giustizia e può privare della libertà chi delinque ma nessuno può essere privato del diritto alla salute". Lo ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano riferendo in Senato in merito al caso di Stefano Cucchi, il 31enne arrestato la sera del 15 ottobre scorso, perché trovato in possesso di stupefacenti, e poi deceduto all'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre.
In quella settimana la famiglia di Stefano non riuscì ad avere notizie del ragazzo. ''Si è data applicazione - ha spiegato il ministro - all'accordo previsto dalle Asl secondo cui nessuna informazione può essere data a familiari e parenti senza l'autorizzazione del magistrato. Questo divieto può essere superato dall'autorizzazione firmata dal detenuto. Da quanto si evince dalla documentazione Stefano Cucchi ha firmato per non autorizzare alla diffusione delle informazioni sulle sue condizioni di salute ai familiari''.
Sul caso la Procura indaga per omicidio preterintenzionale. ''Sia chiaro che ai cittadini tutti e alla famiglia Cucchi in modo speciale dovrà essere fornito ogni dettaglio di verità con la garanzia che eventuali responsabili dell'evento saranno chiamati ad assumersi le proprie responsabilità senza sconto alcuno'', ha assicurao il Guardasigilli. Alfano ha anche ricordato che sono due i grandi filoni dell'indagine della Procura: ''Una riguarda le lesioni - ha spiegato - per accertare che siano accidentali o provocate e la loro eventuale efficienza causale rispetto alla morte. La seconda grande questione oggetto delle indagini è l'eventuale mancata alimentazione''.
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha commentato le parole di Alfano osservando, a proposito della mancata autorizzazione del ragazzo a dare informazioni sulle sue condizioni ai familiari, che si aspetta ''di vedere questo documento e la sua firma. Non ne sapevo niente''.
"E' assurdo pensare che con la schiena rotta, in quelle condizioni, Stefano Cucchi abbia firmato un documento simile - ha dichiarato il legale della famiglia Cucchi, l'avvocato Fabio Anselmo ai microfoni di CNRmedia - che vietava ai suoi parenti di sapere la verità sulle sue condizioni. Se fosse anche vero, sarebbe stata necessaria una visita psichiatrica nei suoi confronti e i parenti dovevano essere comunque chiamati. Invito poi il personale dell'ospedale Pertini a ripensare a quanto dichiarato all'inizio di questa vicenda".



