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Immigrati: Soldini (Cgil), Già 300.000 Iscritti Al Sindacato

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Roma, 6 nov. (Labitalia) - Una forza lavoro in aumento nel Paese e, ora, anche nel sindacato. Sono i lavoratori immigrati, che, nella sola Cgil, rappresentano in media più del 10% del totale degli iscritti tra i lavoratori attivi (cioè non pensionati), ma che, in certe confederazioni come quella degli edili (la Fillea), raggiungono quasi il 30%. In pratica, tra i lavoratori delle costruzioni aderenti alla Cgil, 1 su 4 è straniero. "Il tesseramento 2008 -racconta a LABITALIA Piero Soldini, responsabile immigrazione del sindacato guidato da Guglielmo Epifani- si è chiuso a quota 300.000 iscritti stranieri alla Cgil, pari al 10% dei circa 3.000.000 iscritti 'attivi'". La Cgil, in tutto, conta infatti quasi 6 milioni di iscritti, perché ci sono anche 3 milioni di pensionati. La presenza degli immigrati nel sindacato italiano segna un costante aumento. "Basti pensare - ricorda Soldini - che nel 2000 i lavoratori stranieri con tessera sindacale erano 96.000. Dunque, in 8 anni sono più che triplicati, aumentando al ritmo di +20% all'anno". Tra le provenienze, dice ancora il sindacalista, "si nota una maggiore concentrazione di maghrebini e, in genere, africani". Minore invece il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori dell'Est Europa, molti dei quali neocomunitari. "Sembrano meno interessati alle questioni sindacali e meno propensi a iscriversi, forse perché spesso reduci da storie di partecipazione coatta nei loro Paesi". Interessante, poi, la distribuzione degli iscritti stranieri alla Cgil nei vari settori produttivi. "In assoluto -conferma Soldini- il numero più alto si trova in edilizia: il 20-30% dei tesserati Fillea è straniero, e in alcune province del Centro e del Nordest, la percentuale sale al 40-45%, dove, quindi, quasi 1 iscritto su 2 è straniero". Altri settori ad 'alta densità' di manodopera immigrata sono l'agricoltura e il manifatturiero. "Nella Flai Cgil -spiega ancora Soldini- a livello nazionale circa il 20% è straniero, ma ci sono alcune lavorazioni come la raccolta stagionale o gli insediamenti zootecnici dove si arriva a punte del 40%. Nel manifatturiero, alte concentrazioni di tesserati immigrati nel tessile, nel settore estrattivo e nella ceramica (15-20%)". Presenze consistenti anche nel commercio e nei servizi. Ma il percorso della rappresentanza sindacale per i lavoratori che vengono da altri Paesi non può ancora dirsi compiuto. "Rimane uno scarto -rileva Soldini- tra i lavoratori immigrati presenti tra le nostre forze lavoro e il numero degli iscritti ai sindacato. Inoltre, anche per noi è difficile penetrare nel mondo del lavoro nero e del sommerso, dove la presenza degli stranieri è forte". Un esempio viene dal settore dei servizi alla persona. "L'80% degli addetti è straniero e fra questi il 90% è donna", annota Soldini. Per il sindacato ora si pone un'altra sfida: "Gli immigrati stanno portando un forte cambiamento anche nella Cgil, dove oltre 1.000 delegati eletti nelle Rsu -ricorda Soldini- sono stranieri che, dunque, rappresentano anche italiani. Abbiamo anche 150 funzionari di origine straniera che lavorano con noi, tra cui 10 quadri ossia persone inserite in segreterie regionali o confederali. Sono, però, ancora numeri poco soddisfacenti. Anche la Cgil deve accelerare sulla rappresentanza degli stranieri negli organismi dirigenti e in vista del prossimo congresso -conclude- stiamo lavorando a un'ipotesi di rappresentanza proporzionale, che non esclude, come è stato fatto per le donne, il modello delle 'quote'".

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