Milano, 8 mag. (Adnkronos Salute) - Meno psicosi, più mal di vivere. A 30 anni dall'entrata in vigore della legge Basaglia, in Italia "il paziente psichiatrico è profondamente cambiato". Parola del presidente della Sip (Società italiana di psichiatria), Alberto Siracusano, oggi a Milano per un incontro dedicato al compleanno della 180. Tra i circa due milioni di italiani colpiti da un disturbo psichico, di cui mezzo milione in trattamento attivo secondo uno studio condotto tra il 2004 e il 2006 nei 707 centri di salute mentale della Penisola, "la diagnosi di psicosi riguarda il 29% dei pazienti (quasi 120 mila casi). Mentre i disturbi dell'umore e l'ansia, ritenuti un tempo problemi minori, raccolgono rispettivamente il 25% e il 22% delle diagnosi", dice.
La fascia d'età più colpita è quella dei giovani adulti tra 18 e 44 anni (42% del totale pazienti), e le donne in cura sono più degli uomini (57%). In particolare, ansia e depressione colpiscono il sesso femminile quasi il doppio rispetto ai maschi. Oltre 3 mila strutture psichiatriche pubbliche e più di 30 mila operatori, di cui 15 mila nei 707 centri di salute mentale (Csm) distribuiti sul territorio. Questi i numeri dell'assistenza psichiatrica in Italia, 'mappata' dall'indagine realizzata dal Centro studi e ricerche in psichiatria di Torino in collaborazione con la Sip. Nel dettaglio, accanto ai Csm lungo lo Stivale operano 210 Dipartimenti di salute mentale, 276 Servizi psichiatrici di diagnosi e cura ospedalieri, 23 Cliniche psichiatriche universitarie, 260 Day hospital, 835 Ambulatori territoriali-distrettuali, 514 centri diurni, 36 centri crisi, 1.045 strutture residenziali e 142 strutture di altra natura.
Un'intera galassia di realtà che si sono sostituite ai 76 manicomi operativi nel 1978, con 78.538 malati ricoverati. Complici stress e frustrazioni della vita metropolitana che incastra i cittadini in ingranaggi sempre più usuranti, i problemi di salute mentale più diffusi fra gli italiani del terzo millennio sono "la depressione, l'ansia, i disturbi della personalità, i problemi alimentari e quelli collegati all'uso e abuso di alcol e sostanze stupefacenti, nonché al controllo degli impulsi", elenca Siracusano. Senza contare depressione post-partum e altri disagi declinati 'in rosa', un tempo poco studiati e oggi alla ribalta delle cronache. Un trend confermato dall'indagine citata dalla Sip. Da cui emerge come, rispetto ai pazienti già in cura, nei nuovi accessi si dimezzano i disturbi dell'area psicotica e aumentano al contrario i disturbi d'ansia. In particolare, sul totale nuovi accessi ai Csm italiani, l'area psicotica pesa 'solo' per il 14%, mentre i disturbi dell'umore per il 21% e quelli d'ansia per il 26%.
Da 30 anni a questa parte, infatti, "diversi sono i fattori di rischio che aprono la porta ai disturbi di salute mentale: oggi sono medico-biologici e genetici ma anche psico-sociali e ambientali", assicura il presidente degli psichiatri. Tornando ai dati della ricerca, poco più di un paziente su 10 arriva al Csm su indicazione del medico di famiglia. E ancora: nel 64% dei Csm l'accesso è regolato dal pagamento di un ticket (esenti esclusi), il 58% di centri è in grado di offrire una valutazione diagnostica ai pazienti stranieri e il 49% una loro presa in carico. Infine, fatte salve le urgenze, 6 volte su 10 esiste un tempo d'attesa (seppur variabile) tra la richiesta di un primo colloquio specialistico e il colloquio stesso. L''anticamera' media è di 7,8 giorni, ma "per le psicosi la cosiddetta Dup (Duration of Untreated Psychosis) è pari a un anno e mezzo o due. In altre parole - conclude Siracusano - passano circa 18 mesi prima che un giovane paziente arrivi alla diagnosi e passi al trattamento". La sfida è perciò quella di "definire percorsi specifici per ciascun problema, abbattendo la 'latenza' fra primi sintomi e diagnosi".
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