Roma, 9 mag. (Adnkronos Salute) - Sono 54 mila ogni anno gli italiani colpiti da sclerosi multipla, 5 mila solo nel Lazio. La ricetta degli specialisti per combattere la malattia è soprattutto una: bloccarla tempestivamente. "Un trattamento precoce rallenta del 40% la progressione della patologia e della disabilità. Inoltre, la tempestività delle cure permette, in prospettiva, di ridurre del 50% i costi". Parola degli esperti intervenuti oggi a Roma per il progetto nazionale 'Question Time' in sclerosi multipla, un'iniziativa che vede riuniti oltre 100 fra neurologi, infermieri, psicologi e farmacisti ospedalieri. Un progetto itinerante di sensibilizzazione e formazione che ha già fatto tappa a Milano e che, dopo la Capitale, arriverà a Bari, Firenze, Genova e Padova.
"La sfida - spiega Carlo Pozzilli, professore ordinario del dipartimento di Scienze neurologiche dell'ospedale Sant'Andrea, università 'La Sapienza' di Roma - è riuscire a identificare fin da subito i sintomi e trasmettere ai pazienti fiducia nei trattamenti. Questo richiede un intenso lavoro d'equipe che solo le strutture di eccellenza riescono a garantire al meglio. Dall'attivazione del Centro sclerosi multipla dell'ospedale Sant'Andrea, nel 2001, abbiamo assistito oltre 4.000 pazienti, di cui 500 provenienti da altre regioni. Oggi - aggiunge - grazie anche alla collaborazione con altri Centri attivi nel Lazio, possiamo affermare che i nostri cittadini possono contare su una rete assistenziale di ottima qualità". La sclerosi multipla rappresenta la prima causa di invalidità di origine neurologica nei giovani adulti. Colpisce più le donne che gli uomini e si manifesta prevalentemente fra i 20 e i 40 anni, con un picco intorno ai 20-30. Si tratta di una malattia dagli elevati costi sociali.
"Da uno studio recente - spiega Pozzilli - risulta un costo medio annuo per persona pari a 25.000 euro, che diventano 57.000 quando il paziente diventa completamente non autosufficiente". Anche per ridurre i costi, e in prospettiva "per dimezzarli", la parola d'ordine è una: bloccare sul nascere la malattia. "I dati più recenti di un trial internazionale sul trattamento con interferone beta-1b, lo studio 'Benefit' - prosegue lo specialista - mostrano infatti che un inizio tempestivo, subito dopo il primo sintomo, riduce del 40% il rischio di sviluppare un danno neurologico permanente. Dopo tre anni i pazienti che hanno iniziato immediatamente il trattamento mostravano il 41% in meno di probabilità di sviluppare la sclerosi multipla rispetto a quanti lo avevano iniziato successivamente".
Un'altra strada da seguire è anche quell'assistenza domiciliare. "Io stesso - spiega Pozzilli - ho coordinato un progetto pilota, a Roma, che dimostra come questa gestione permetta un miglioramento della qualità della vita dei pazienti senza un aumento dei costi, facendo ricorso a un team composto da medici, infermieri, psicologo e assistente sociale". I sintomi iniziali della malattia possono essere piuttosto blandi, come debolezza e affaticamento, disturbi della vista, della sensibilità o motori. Per questo, spesso, i pazienti attendono troppo prima di rivolgersi al medico.
"La nostra associazione - sottolinea Alberto Battaglia, presidente della Fondazione italiana sclerosi multipla - richiama l'attenzione già da molti anni sull'importanza della terapia precoce, così come dimostrato da numerosi studi scientifici. La scelta terapeutica più opportuna - aggiunge - deve essere concordata tra il neurologo curante e il paziente, che deve poter scegliere il trattamento precoce senza ostacoli. Per questo - conclude Battaglia - l'associazione chiede la rimborsabilità del farmaco al Servizio sanitario nazionale".
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