(AGI) Nicosia - Mentre gli osservatori delle Nazioni Unite
anche oggi hanno mantenuto sospese le proprie operazioni di
vigilanza sulla tenuta del cessate-il-fuoco, teoricamente in
vigore dal 12 aprile scorso, in Siria si e' registrato
l'ennesimo bagno di sangue. Il bilancio complessivo e' di
almeno 61 morti accertati, oltre un terzo dei quali erano
militari governativi periti negli scontri con i disertori del
Libero Esercito Siriano nel nord-ovest del Paese, a ridosso del
confine con la Turchia. Lo hanno reso noto fonti
dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione
dell'opposizione in esilio con sede in Gran Bretagna. Le
localita' maggiormente colpite dalla repressione delle forze d
sicurezza sono state Daeel, nella provincia meridionale di
Deraa che sedici mesi fa fu la culla della rivolta contro
Bashar al-Assad, e Douma, in quella di Rif Dimashq che si
estende intorno alla capitale. A Rastan, nella provincia
centrale di Homs, tra le vittime c'e' stato anche un bambino,
mentre due fratelli minorenni sono caduti sotto il fuoco
lealista nella stessa Daeel, bombardata dagli elicotteri
d'assalto che hanno raso al suolo numerose case. A Damasco, nel
quartiere meridionale di Sayyida Zeinab, persino un religioso
sciita e' stato falciato dalle raffiche sparate con ogni
probabilita' da un commando di 'shabbihah', i miliziani
irregolari alleati del regime, il cui nome in lingua araba
significa 'spettri' ma anche 'delinquenti'.
Sempre a Homs, attivisti raggiunti telefonicamente hanno
definito "disperata" la situazione nella citta'-martire.
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