(AGI) - Roma, 9 mag. - "Non sono gli oggetti che contano, ma le persone ed il loro dolore". A Maria Fida Moro non va proprio giu' l'idea, lanciata stamattina dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, di trasferire in un museo la Renault rossa in cui trent'anni fa venne ritrovato il corpo senza vita del padre. "Sicuramente e' in buona fede, ma Alemanno evidentemente non sa che effetto fa quella Renault rossa sulle persone coinvolte. Non e' un caso che io e mio figlio da tempo proponiamo di bruciarla, invece di continuare a 'celebrarla'". Giusto due giorni fa la figlia dello statista rapito e assassinato dalle Brigate rosse si era detta contraria anche ad un'altra ipotesi analoga, avanzata da Il Riformista: quella di espropriare l'appartamento di via Montalcini in cui Moro fu tenuto prigioniero e trasformarlo in un museo. "In questo mondo fatto di apparenza - spiega Maria Fida - sarebbe ora di ritornare a considerare i sentimenti, non fermandosi sempre e soltanto alla forma. Continuiamo a dare importanza alla macchina, al covo, ai simboli esteriori, e a ignorare l'unica cosa che davvero conta, l'interiorita' dell'uomo: come stupirsi poi di fatti come quello di Verona, come sorprendersi di quanto velocemente vada degenerando la societa' contemporanea?". Morale: la Renault rossa giace abbandonata in un pollaio, e' vero, ma "sarebbe meglio distruggerla: ne avevo comprata una, di un altro colore e di un altro modello, ma ho dovuto darla via. Per quanti sforzi facessi non riuscivo proprio a guidarla". -
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