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Usa, voto: Pennsylvania, Hillary favorita, ma non basta

Ansa - Mar 22 Apr - 12.25

NEW YORK - Hillary Clinton, l'ex first lady che punta alla Casa Bianca nelle elezioni presidenziale americane di novembre, rimane la favorita in Pennsylvania, dove si vota oggi per le primarie democratiche, e dove Barack Obama, il senatore nero dell'Illinois, mette le mani avanti e fa sapere di non puntare alla vittoria.

''Non prevedo una vittoria - ha spiegato Obama ad una radio di Filadelfia - ma finiremo vicini e faro' meglio di quanto la gente si aspetti''. Gli ultimi sondaggi sembrano dargli ragione: sono tutti favorevoli ad Hillary, cui danno fino a 10 punti di vantaggio, mentre secondo il sito di pettegolezzi DrudgeReport lo staff della Clinton parla di almeno 11 punti, e sta gia' esultando. Il senatore si guarda ben dal dirlo esplicitamente, ma Obama spera in un effetto Michael Moore, il regista di 'Roger and Me' dedicato alla crisi dell'auto in Michigan, e di 'Fahrenheit 9/11' (sugli attacchi dell'11 Settembre), che ha appena chiesto agli elettori della Pennsylvania di non votare per Hillary.

La presa di posizione di Moore potrebbe avere un certo impatto nell'area di Pittsburgh, zona industriale in crisi (come in Michigan e Ohio, nel Midwest), dove teoricamente Hillary rimane la superfavorita vista la sua grande popolarita' tra le tute blu. Anche se la vittoria dell'ex first lady pare pressoche' scontata, difficilmente bastera': Obama rimane in vantaggio sia in termini di delegati per la convention di Denver, a fine agosto; sia dal punto di vista del voto popolare, e un ribaltone appare improbabile oggi. Secondo i calcoli degli osservatori, neppure una vittoria di Hillary su Obama con 25 punti di vantaggio, una percentuale da fantascienza, basterebbe a rilanciare la corsa dell'ex first lady, che comunque vada, verosimilmente rimarra' in gara.

Solo un'improbabile sconfitta potrebbe farle cambiare idea, e neanche questo viene dato per scontato. Per sperare di raggiungere Obama, la Clinton dovrebbe quindi vincere - e sempre con ampio vantaggio - alcune delle rimanenti elezioni primarie teoricamente a lei favorevoli. Come quelle in West Virginia (13 maggio), in Kentucky (20 maggio) e a Porto Rico (1 giugno), visto che altri Stati che ormai hanno preso rilievo probabilmente andranno al senatore nero: Indiana e North Carolina (6 maggio), Oregon (20 maggio) South Dakota e Montana (3 giugno). C'e' poi la questione del voto popolare, che i cosiddetti superdelegati (cioe' i dirigenti del partito) sempre piu' ago della bilancia per la nomination, vogliono prendere in considerazione nella loro scelta.

Obama e' in vantaggio di pressappoco 800 mila voti, un calcolo che l'ex first lady pero' contesta, non essendo stati presi in considerazione quelli del Michigan e della Florida, penalizzati per avere anticipato le primarie, e dove Hillary e' popolare. Modificare la situazione sembra una impresa disperata: secondo i calcoli degli analisti americani per far recuperare terreno ad Hillary dovrebbero non solo recarsi alle urne la meta' degli elettori democratici della Pennsylvania (quattro milioni di persone circa in tutto), oltre ad ovviamente concederle un ampio vantaggio. Alle primarie del 2004 non furono piu' di 400 mila i democratici a votare. C'e' infine la questione (importante) dei soldi: Obama ha 42 milioni in cassa, Hilary ne ha soltanto nove, oltre a debiti per 10,3 milioni di dollari. (ANSA)

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