(ANSA) - ROMA, 23 APR - Sono 250 mila i casi di sindrome coronarica acuta che si registrano ogni anno in Italia, di cui 150 mila (60%) di infarto miocardico dovuto a occlusione parziale delle coronarie. Lo ha ricordato Gianfranco Gensini, direttore del Dipartimento di area critica medico-chirurgica dell'Universita' di Firenze, intervenendo oggi a Roma alla presentazione di uno studio su un farmaco di sintesi per il trattamento di queste patologie. ''La definizione di 'sindromi coronariche acute' - spiega Gensini - comprende uno spettro di quadri clinici che va dall' infarto miocardico all'angina instabile, la cui insorgenza e' associata a fattori di rischio quali fumo, ipertensione e diabete''. ''Queste patologie, che oggi costituiscono la prima causa di morte nei paesi occidentali - aggiunge Giuseppe Di Pasquale, direttore dell'Unita' operativa di cardiologia dell'Ospedale Maggiore di Bologna - sono trattate in vari modi. Se l'ostruzione coronarica e' completa, si ricorre nel giro di poche ore alla pratica dell'angioplastica, mentre nel caso di ostruzione parziale si interviene entro le prime 72 ore con due categorie di farmaci: gli antiaggreganti piastrinici (come l'aspirina) e gli anticoagulanti (come l'eparina non frazionata e quella a basso peso molecolare)''. Tra questi ultimi, la piu' recente novita' e' rappresentata da fondaparinux, un farmaco di sintesi che blocca la cascata coagulativa in modo selettivo e che viene somministrato per via sottocutanea con una dose fissa. ''Lo studio Oasis 5 su fondaparinux - spiega Di Pasquale, coordinatore nazionale della ricerca - e' stato condotto su 20 mila pazienti in 550 centri in oltre 40 paesi del mondo, e ha dimostrato che dopo 9 giorni di trattamento si ottiene la stessa efficacia terapeutica che con l'enoxaparina (la terapia standard oggi piu' usata), con un dimezzamento pero' dei casi di emorragie. Dopo un mese - conclude - si ottiene addirittura una riduzione della mortalita' pari al 17%, forse proprio per il calo dei sanguinamenti maggiori che spesso risultano essere fatali''.
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