(ASCA) - Roma, 13 mag - Sono stati gli elettori italiani ad avviare di fatto, con il risultato elettorale del 13 e 14 aprile scorsi, il processo delle riforme istituzionali. Un risultato, quello del voto politico, che ha reso ''piu' chiaro, piu' efficiente e controllabile il governo del Paese''. Ora, dopo le 'indicazioni' venute dai cittadini, tocca al Parlamento realizzare il progetto delle modifiche istituzionali e gli auspici, in questa direzione, sembrano essere buoni. Modifiche che sono, dopo la ''lunga fase'' di divisione del passato, ''sostanzialmente condivise da una larga maggioranza in questo Parlamento''. Silvio Berlusconi affronta in questi termini, nel suo intervento programmatico alla Camera, il delicato tema delle riforme. Il premier non ha dubbi, ''la riforma dettata dal voto di aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai miei occhi risultano chiarissimi''. Gli elettori, sottolinea, ''hanno ridotto drasticamente'' la frammentazione politica e hanno scelto ''con nettezza'' una maggioranza di governo e una opposizione, ''ciascuna con le proprie idee e passioni, ciascuna con la propria leadership''. Il voto, e' certo il premier, ''e' stato un messaggio univoco alla classe dirigente, e' stata la prima grande riforma di tante altre che sono necessarie''. Gli italiani hanno chiesto di far funzionare le istituzioni della Repubblica, ''ci hanno ordinato'' di ridurre ''l'area della vanita' e della cosiddetta visibilita' della politica dei partiti'', di ''realizzare in fretta quanto promesso''. L'elenco delle modifiche istituzionali da apportare ''e' noto'', sostiene Berlusconi affermando che ''un lavoro comune'' di definizione legislativa ''e' stato gia' fruttuosamente compiuto''. Nell'elenco di Berlusconi e' compreso, tra l'altro, il rafforzamento dei poteri dell'esecutivo e della sua guida, ''contestuale a un robusto incremento della capacita' di controllo delle assemblee elettive, anche attraverso modifiche dei regolamenti parlamentari''. Ancora, la diminuzione sensibile del numero degli eletti e la definizione di compiti diversi per le due Camere; un assetto federalista dello Stato che superi le difficolta' incontrate con al riforma del Titolo V della Costituzione; una riconsiderazione attenta e condivisa della legge elettorale, ''anche nella prospettiva del referendum pendente per la prossima primavera''. Berlusconi non dimentica, parlando di riforme, di citare il federalismo fiscale. Far crescere il Paese vuol dire, fra l'altro, ''incentivare forme di autogoverno federalista indispensabili a un'evoluzione unitaria della Repubblica, a partire dal federalsimo fiscale solidale''. Su tutto questo, assicura Berlusconi, ''noi siamo a disposizione, noi siamo pronti. Il dialogo puo' e deve cominciare da subito, non appena il governo sara' nel pieno possesso delle sue attribuzioni, all'indomani del voto di fiducia''. Nessuno, conclude, ''deve sentirsi escluso''.
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