(ASCA-AFP) - Toyako, 9 lug - Cina e India, due dei Paesi maggiormente responsabili dell'inquinamento del pianeta e i principali rappresentanti delle economie emergenti, hanno deciso di tirarsi fuori dal documento finale, firmato nel corso della seconda giornata del summit del G8, che prevede la riduzione del 50% dei gas serra entro il 2050. Secondo quanto riferisce il quotidiano 'El Pais', le due potenze asiatiche non hanno voluto aderire, nella sessione speciale di oggi con i capi di Stato e di governo del club degli Otto, all'accordo dei Paesi ricchi sulla riduzione dei gas inquinanti. Il 'Gruppo dei Cinque' (Brasile, Messico, Sudafrica, India e Cina) piu' Australia, Corea del Sud e Indonesia hanno giudicato la dichiarazione congiunta ''troppo debole'', portando una nuova scia di polemiche su uno dei temi piu' controversi del vertice di Toyako, nell'isola nipponica di Hokkaido. A niente e' servito il messaggio lanciato dal cancelliere tedesco, Angela Merkel, che all'inizio dei lavori ha dichiarato che la lotta contro i cambiamenti climatici deve avvalersi dell'impegno di tutti. Il leader di Pechino, Hu Jintao, ha ribadito che la Cina e' un paese ''che si trova in un processo di industrializzazione e modernizzazione'' dove la qualita' della vita generale ''non e' ancora alta'' e per questo necessita di sviluppo e miglioramento. Dall'altra parte, il presidente statunitense George W. Bush ha voluto mostrare ottimismo nonostante l'opposizione dei Paesi emergenti, definendo ''significativi'' i progressi contro il surriscaldamento globale. Messaggio simile e' stato lanciato dal presidente della Commissione Europea, Jose' Manuel Barroso, che ha parlato di grandi ''passi in avanti'' grazie al vertice del G8. L'accordo sul clima puo' essere considerato blando, perche' non prevede ne' cifre ne' scadenze e rimanda gli impegni piu' vincolanti al negoziato sul clima in sede Onu e alla prossima Conferenza di Copenahgen (novembre 2009) che dovra' disegnare gli scenari post-Kyoto per la lotta al Co2. Senza dubbio il sostegno delle economie emergenti era considerato un impulso chiave per l'esito di questo accordo, criticato comunque da numerose organizzazioni ambientaliste che lo hanno condannato come ''patetico'' e ''vano''. I Paesi ricchi avevano espresso inoltre la loro disponibilita' ad offrire tecnologie e fondi affinche' le nazioni emergenti aderissero al patto, ma con il 'no' di Cina e India la sensazione che si respira e' che oltre ai timori degli effetti del gas serra ci sia ben poco.
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