(ASCA) - Roma, 10 lug - Un danno per 4,2 milioni di euro all'erario scoperto dalla Guardia di Finanza di Catania. Un caso che coinvolge circa 21mila pazienti deceduti, i cui medici di famiglia hanno continuato a essere pagati per la loro assistenza. Questo il bilancio di un'indagine delle fiamme gialle durata alcuni mesi. Le investigazioni sono state condotte su una popolazione di oltre 1.100.000 cittadini, che risultano assistiti dai medici di base etnei. Cosi' e' stato possibile accertare che per circa 21.000 cittadini passati a miglior vita, continuavano ad essere prestati servizi di assistenza medica da parte dei loro medici di base, almeno per quanto attiene l'erogazione da parte della AUSL 3 della quota mensile. Molti defunti, peraltro, hanno goduto dell'assistenza medica per un periodo superiore a 35 anni, senza che nessuno si accorgesse della loro ''prematura'' scomparsa. Per l'indagine i finanzieri si sono avvalsi dei dati forniti dalla stessa AUSL 3 relativi agli assistiti e quelli provenienti dai vari ''uffici Anagrafe'' dei Comuni della provincia. Questi dati, una volta ''incrociati'' grazie all'ausilio delle tecnologie informatiche, hanno rilevato la ''triste'' notizia. L'attuale normativa in materia prevede che ad ogni medico di base la AUSL corrisponde un emolumento in misura fissa per ogni singolo assistito che e' andato nel tempo aumentando ed ora e' pari a circa 6 euro mensili. In questo modo, al termine dell'indagine si e' potuto accertare un danno erariale di oltre 4.200.000 euro, solo negli ultimi 5 anni, derivante dal pagamento ai medici di famiglia per assistiti deceduti. I risultati del complesso quadro investigativo, sono al vaglio della Corte dei conti per le valutazione dei profili di responsabilita' amministrativa per danno erariale, mentre si sta valutando l'eventuale sussistenza di reati da sottoporre all'attenzione dell'Autorita' Giudiziaria.
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