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    BIOETICA: SCIENZIATI, ETICISTI DIVISI SU BREVETTO STAMINALI EMBRIONALI

    (ASCA) - Citta' del Vaticano, 18 lug - E' atteso a breve il

    parere finale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea

    sulla nullita' di un brevetto che riguarda l'utilizzo

    commerciale di cellule staminali embrionali. Un caso portato

    davanti al tribunale lussemburghese da Greenpeace, che aveva

    fatto ricorso contro un gruppo di scienziati tedeschi.

    Intervistato dalla Radio Vaticana, il professor Antonio

    G.

    Spagnolo, direttore dell'Istituto di Bioetica

    dell'Universita' Cattolica di Roma ha sottolineato come, fino

    ad ora, ''non esista una nozione 'comunitaria' di embrione

    umano'' e che per questo il giudizio ''avra' un particolare

    valore''.

    ''Speriamo - aggiunge - che le ragioni economiche delle

    industrie biotecnologiche non abbiano il sopravvento sulle

    ragioni etiche', commenta Spagnolo. 'La nostra vita inizia

    con il concepimento - sottolinea il neonatologo Carlo V.

    Bellieni - per cui l'embrione e' gia' una persona umana. E

    non perche' lo dice la Chiesa Cattolica, ma perche' lo dice

    la scienza''.

    ''Di conseguenza l'embrione non e' un'aspirina - sottolinea -

    e non puo' essere utilizzato per curare un'altro essere

    umano''.

    A riaccendere il dibattito intorno al caso e' stata la

    lettera inviata da 25 esperti di etica e avvocati di 11

    diversi Paesi, pubblicata sulla rivista Nature lo scorso 30

    giugno. La missiva invitava la corte a non cedere alle

    pressioni in arrivo da industria e comunita' scientifica e a

    ribadire il principio della non brevettabilita' del corpo

    umano ''nelle varie fasi della sua formazione e del suo

    sviluppo'', compreso quindi quello embrionale.

    Uno degli avvocati generali, Yves Bot, lo scorso 10 marzo

    aveva raccomandato alla corte di accogliere il ricorso di

    Greenpeace e di non permettere brevetti su invenzioni

    derivate da embrioni umani ''per scopi industriali o

    commerciali''. Al suo parere aveva risposto un appello,

    pubblicato sempre su Nature lo scorso 28 aprile, in cui 13

    genetisti e scienziati affermavano che le societa' biotech

    ''devono avere la protezione di un brevetto'' come

    ''incentivo a lavorare in Europa'', altrimenti le ''scoperte

    europee potrebbe essere messe in uso altrove''. Il parere

    dell'avvocato generale, secondo gli scienziati,

    ''comprometterebbe anni di sforzo per trarre applicazioni

    biomediche dalle cellule staminali embrionali''.

    I 25 esperti di bioetica e di legge, membri in larga parte

    di istituti cattolici, hanno quindi riposto il mese scorso,

    guidati da David Jones, direttore dell'Anscombe Bioethics

    Centre di Oxford, un istituto di bioetica cattolico.

    ''Accadra' spesso - scrivono - che ci sia un qualche rischio

    commerciale quando l'Europa difende standard piu' rigorosi di

    quelli che si trovano altrove. Il rischio in se' non e' un

    argomento per non mantenere gli standard previsti della

    legge''. ''Senza dubbio - concludono - in questo caso il

    giudizio sul brevetto e' e deve essere piu' di una semplice

    questione di interesse commerciale dell'Europa''.

     

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