(ASCA) - Roma, 8 lug - ''Esaltare l'autodeterminazione nei
momenti di fine vita o e' un imperdonabile ingenuita'
illuministica o e' un ancor meno perdonabile tentativo di
introdurre surrettiziamente l'eutanasia nel nostro sistema
giuridico, senza avere il coraggio di chiamarla col suo
proprio nome''. Lo evidenzia il quotidiano Avvenire in un
editoriale di Francesco D'Agostino, giurista esperto di
bioetica, dedicato alle polemiche sulla proposta di legge sul
'fine vita' e soprattutto alle dure prese di posizione di
Stefano Rodota' contro la legge all'esame del parlamento. Un
testo, rileva, che, ''anche se Rodota' finge di non
notarlo'', ''ad ogni scrutinio segreto raccoglie ulteriori
adesioni di coscienza e, dunque, procede nel suo iter con un
consenso trasversale ancora piu' ampio del previsto''.
''La sostanza della questione e' una sola e sempre la
stessa - scrive D'Agostino: non si tratta di dire no alle
Dichiarazioni Anticipate , ma di regolarle per legge in modo
intelligente ed equilibrato'' e ''prima di dipingere irreali
scenari di espropriaazione del nostro corpo, riflettiamo con
un po' di buon senso alle specialissime condizioni in cui si
trova una persona che avvicinandosi alla fine della vita
abbia perso coscienza: il suo testamento biologico, magari
redatto molti anni prima, puo' aver perso di attualita''',
come pretendere di renderlo vincolante? chiede. E invita a
''manifestare un minimo di rispetto per una proposta di legge
che e' comunque condivisa da un consistente e maggioritario
numero di deputati tra i quali vanno annoverati anche, e
Rodota' lo sa benissimo, non pochi rappresentanti
dell'opposizione''.


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