(ASCA) - Roma, 13 lug - Non si placano le polemiche intorno
al ddl sul testamento biologico, a ventiquatt'ore dal via
libera alla Camera.
Dai medici che chiedono chiarimenti sugli aspetti
medico-scientifici della legge, ai Radicali che annunciano
una manifestazione nazionale, per arrivare al Pd Ignazio
Marino, tra gli alfieri del fronte della libera scelta del
malato, che ha ventilato, addirittura, il ricorso alla via
referendaria. ''Quando il testo sul Testamento Biologico
passera' al Senato - ha infatti sottolineato - dobbiamo
prepararci a raccogliere le firme per un referendum perche'
bisogna dare il segno a questa politica che non puo'
calpestare i diritti delle persone''.
Cosi', mentre nella maggioranza si festeggia la coesione
ritrovata con l'Udc (secondo il segretario politico del Pdl,
Angelino Alfano, l'approvazione della legge sul biotestamento
con 278 voti a favore e con l'apporto dell'Udc ''e' stato un
successo parlamentare'' che dimostra come Pdl, Lega e Udc
abbiamo ''valori unificanti''), dall'Idv attaccano: si e'
trovata ''un' ampia maggioranza trasversale proprio su una
legge nei confronti della quale la maggioranza degli italiani
si e' detta piu' volte contraria''. Il cammino della legge,
pero', e' tutt'altro che concluso e il sottosegretario alla
Salute Eugenia Roccella ha annunciato che il voto finale al
Senato, dove il ddl tornera' in terza lettura, si avra'
''molto probabilmente in ottobre'' e che la legge riuscira' a
reggere un'ipotetica battaglia che potrebbe scatenarsi sul
piano dei ricorsi: ''Credo che una buona legge possa
resistere agli attacchi della propaganda - ha sostenuto -
come successo per la legge 40 e all'atteggiamento di una
parte della magistratura che tenta di entrare in competizione
con il parlamento''.
Della stessa opinione il direttore di 'Avvenire', Marco
Tarquinio: ''Le polemiche non mi stupiscono, da cittadino
italiano e da cittadino europeo sono molto contento che il
parlamento italiano con una maggioranza ampia, basata
sull'attuale maggioranza del centrodestra con apporti
importanti da forze del centrosinistra, abbia votato una
legge che e' ispirata a principi di grande civilita'''.
Prima di tutto, ha spiegato, ''ripristina il primato
dell'idea del 'favor vitae' che e' alla base del nostro
ordinamento sanitario e poi stabilisce un altro principio per
me molto importante di fatto, che lo Stato e' tenuto a
somministrare tutto cio' che aiuta e sostiene la vita, ma non
somministra morte. Un cittadino puo' rivolgersi allo stato
per aver un sostegno per vivere, non per morire, lo Stato non
deve ammazzare nessuno''. Ad inserirsi nella polemica
politica i medici, quelli che poi con questa legge dovranno
farci i conti.
I primi a mostrare perplessita' sono stati i rianimatori.
La legge sul testamento biologico che e' stata approvata ieri
dalla Camera cosi' com'e' ''e' inapplicabile perche' mancano
fondamentali indicazioni per noi medici. Innanzitutto non si
capisce chi dovrebbe accertare l'assenza di attivita'
cerebrale - presupposto fondamentale per far scattare la
validita' del biotestamento - e poi non si capisce dove si
dovrebbero svolgere gli accertamenti e con quali esami. Come
categoria non sappiamo cosa fare. L'unico riferimento pratico
per il medico sembra essere quello al Protocollo utilizzato
per il prelievo di organi a scopo di trapianto'', denuncia
Vincenzo Carpino, presidente nazionale dell'Aaroi-Emac,
Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani
Emergenza Area Critica che ha lanciato un appello al ministro
della Salute Ferruccio Fazio affinche' chiarisca gli aspetti
poco chiari presenti nel testo approvato. Rita Formisano,
medico specialista in neurologia e responsabile della Sezione
post-coma della Fondazione Santa Lucia, pone l'accento su
un'altra questione: ''Mentre da una parte si fa tanto parlare
di etica e di filosofia dell'argomento, strutture come la
nostra, come la Fondazione Santa Lucia, devono lottare per
sopravvivere. Questa e' soltanto ipocrisia.
Allora, occupiamoci non soltanto dei pochissimi pazienti o
dei pochissimi familiari di pazienti che chiedono di non
vivere oltre, occupiamoci invece di quei moltissimi familiari
di pazienti che chiedono di essere assistiti in maniera
dignitosa non solo nella fase acuta, ma anche nella fase
cronica dove le famiglie sono abbandonate a loro stesse''.


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