(ASCA) - Citta' del Vaticano, 7 lug - La cronaca di questi
ultimi anni, ''concentrata sugli aspetti giuridici e
legislativi del fine vita'', ''non ha facilitato la
comprensione del fenomeno della domanda crescente di una
soluzione accettabile del problema''. Lo scrive l'Osservatore
Romano in una recensione firmata da Oddone Camerana del libro
di Federica Verga Marfisi, ''Sospesi. Una lettura
antropologica dell'eutanasia'' (Fondazione Ariodante
Fabretti, pagine 320, euro 20). Per il quotidiano pontificio,
e' un fatto che ''la realta' procede e il numero di coloro
che per eta', solitudine, sofferenza fisica e bisogno temono
essere di peso cresce alla ricerca di una soluzione''. ''Il
fatto di sapere che si puo' domandare di essere lasciati
morire quando il dolore e' insostenibile o non c'e' piu'
coscienza di vivere - prosegue Camerana -, non solo si
presenta come una via di uscita che da' sicurezza, ma, di
fatto, riduce la richiesta di un intervento che il piu' delle
volte svanisce o si riduce al massimo alla formula codificata
dall'uso rivolta al medico a cui si chiede: 'Fammi dormire'.
Sapere che c'e' questa possibilita' aiuta, rassicura e toglie
l'angoscia''.
Per Camerana, paragonare la ''dolce morte di un singolo
individuo'' alla ''eugenetica nazista'' contribuisce solo a
''intorbidire le acque e a sollevare dei veti impropri'' e
''equivale a non riconoscere che si tratta dell'usurpazione
di un termine''.
Di fronte alle difficolta', terminologiche oltre che
tecniche, di definire il problema, bisogna ''mettere a fuoco
un approccio mentale, di interpretare una domanda. Una
domanda che preme dietro le istanze sollecitate dalla
scienza, dalla medicina e dalla biologia''. ''Chiusasi
l'epoca in cui la morte era un tabu' - conclude l'Osservatore
Romano -, epoca dominata dal paternalismo medico, morte e
vita sono oggi tornate ad essere questioni anche della
collettivita'. Valori come quello della dignita', ancorche'
centrati sull'individuo, fanno parte di una cultura
globalizzata e sociale e in quanto tale religiosa cosi' da
rendere possibile che bioetica cattolica e bioetica laica si
avvicinino. Se non si tratta di una rivincita sulla morte, si
tratta pur sempre dello sforzo di poter porre termine alla
sofferenza senza terminare la vita''.


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