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    Caccia grossa ai terroristi social

    Occhio a cosa scrivete sui vostri profili social: non solo potrebbe mettervi nei guai con il capo ufficio e i colleghi, ma anche con i servizi di intelligence americani.
    Da quanto riportato da AP e altre agenzie di stampa sembra infatti che l'FBI stia avviare la progettazione di un software per il controllo semantico dei social network. (Sai che anche facebook e Twitter possono inquinare? Guarda qui)

    Si tratterebbe di un'applicazione capace di identificare parole, ma anche fenomeni, movimenti d'opinione, messaggi che potrebbero essere riconducibili a minacce terroristiche o altri potenziali pericoli per gli Stati Uniti.
    E, come in un film di fantascienza, questo software dovrebbe segnalare su una mappa il luogo di provenienza della minaccia consentendo agli analisti umani di approfondire la questione. (Numeri e segreti dei social network in questa intervista esclusiva all'esperto di Internet Gian Roberto Casaleggio)

    In effetti, negli ultimi anni, i social media sono diventati il primo canale per segnalare le emergenze e il primo mezzo di diffusione delle informazioni: basti pensare al ruolo che hanno avuto nel terremoto in Giappone dello scorso anno o nelle rivolte della Primavera Araba.
    Per questo, già da tempo, gli esperti dei servizi di intelligence di mezzo mondo passano gran parte del loro tempo su Netlog, Twitter, Orkut e Zynga a caccia di status, messaggi o condivisioni sospette.
    Dal quartier generale dell' FBI però minimizzano: «Il sistema si limiterà a controllare le informazioni disponibili pubblicamente e non si focalizzerà su singole persone o gruppi» spiega all' Associated Press un portavoce dell'agenzia. (Com'era Internet 15 anni fa? Riscopri insieme a Focus il vecchio look dei tuoi siti preferiti)

    Ma in molti non sono d'accordo, primi fra tutti i responsabili dell' EPIC, l' Electronic Privacy Information Center (EPIC). Nelle scorse settimane EPIC ha ottenuto dei documenti dai quali risulterebbe un conivolgimento dello US. Department of Homeland Security — il Dipartimento per la Sicurezza Interna — in attività di controllo dei social network molto simili a quelle progettate dai colleghi dell' FBI.
    La paura è insomma quella che l'utilizzo di queste tecnologie possa andare oltre la tutela della sicurezza nazionale e sconfinare nella violazione della privacy o, peggio, nel controllo del dissenso politico.

     

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