Cinesi efficienti, tedeschi gran lavoratori, inglesi incapaci di vestirsi. I miti e i luoghi comuni sui vari popoli sono duri a morire. Ma spesso sono solo miti.
Inefficienza cinese. Precisi, perfetti, veloci, imbattibili. In campo politico, economico e sul lavoro. Uno dei luoghi comuni più classici sul popolo cinese è l'efficienza. Che viene smentito sulle pagine web del Time dal giornalista Michael Shuman. Che in Cina va molto spesso. E a partire dalla puntualità degli aerei cinesi Schuman racconta un'altra storia. La leggenda sulla precisione cinese nasce da quasi un secolo di regime, che obbliga il popolo a essere perfetto, causa guai grossi con la legge. Così le aziende cinesi producono più di quelle europee, le industrie cinesi sono più efficienti di quelle americane. Ma l'estrema burocratizzazione del regime ha anche il suo rovescio della medaglia. Così, come evidenzia Schuman, per ottenere un banale documento si devono girare uffici per due giorni, scontrandosi con l'inefficienza e la lentezza statale. E vivere in Cina non è così facile. “Se in Europa ci fosse l'efficienza cinese risolveremmo molti dei nostri problemi” è una classica frase che si sente ripetere spesso. Ma l'esperienza di Schuman racconta tutta un'altra storia.
Tedeschi gran lavoratori. Italiani sfaccendati e tedeschi stakanovisti. Chi di noi non ammette che uno dei motivi per cui la Germania corre in Europa mentre noi arranchiamo è l'approccio al mondo del lavoro. In Germania si lavora di più, si produce di più, mentre da noi... Ma siamo sicuri che sia così? Una ricerca inglese ha messo in fila i Paesi europei in base a ore lavorate ed efficienza sul lavoro. Prendendo in considerazione gli assunti full-time si scopre che a lavorare più di tutti sono i greci, proprio quelli più in crisi in Europa. 43.7 ore la settimana contro, per esempio, le 42 ore della Germania. L'Italia arranca, ferma a 40.5 ore settimanali. Ma parliamo solo di assunti a tempo pieno. Se si guarda a tutte le categorie i dati cambiano. La Grecia scende a 42.2 ore settimanali, la Germania crolla a 35.7, mentre gli italiani lavorano più dei tedeschi, con 37.6 ore settimanali. Quindi gli italiani lavorano più dei tedeschi. Peccato che lavorino male. La produttività oraria, infatti, calcolando la media europea a 100, è per gli italiani di 101.5, mentre i tedeschi hanno una produttività di 123.7.
Gli inglesi non sanno mangiare. E, ancor meno, far da mangiare. Tra le poche certezze che abbiamo è quella che noi italiani siamo dei buongustai, siamo campioni ai fornelli e i migliori chef al mondo sono italiani. Al massimo ci fanno concorrenza i cugini francesi, ma per il resto non c'è storia. Soprattutto con gli inglesi, con le loro patate bollite e poco più. Una realtà che valeva negli anni '80, ma oggi tutto è cambiato. In Inghilterra la cucina biologica ha avuto un boom incredibile, i ristoranti inglesi di qualità sono cresciuti in maniera esponenziale al punto che, nel 2005 l'inglese Heston Blumenthal con il suo ristorante Fat Duck è stato votato il migliore chef del mondo. E la concorrenza ai fornelli delle star inglesi sta iniziando a mettere in difficoltà italiani e francesi. Non solo, ma anche gli inglesi hanno cambiato gusti. Oggi i programmi di cucina sono tra i più seguiti, chef come Gordon Ramsey o Gary Rhodes sono diventate vere e proprie celebrità. Insomma, gli inglesi amano mangiare bene, come e più di noi.
Miti smitizzati. Come si vede, sono tanti i preconcetti che vengono smentiti guardando da dentro la realtà. Così la leadership tecnologica del Giappone è sempre più una fantasia, la grandeur francese ha subito una brusca frenata con la nuova politica di Hollande, mentre anche i Paesi nordici deludono quando si parla di pulizia e ordine. Questa è la dimostrazione che i pregiudizi sono sempre e comunque sbagliati. Lo sono quelli positivi, come quelli elencati qui sopra, e lo sono quelli negativi. Ma spesso si combattono solo i secondi, parlando di razzismo. Ma anche i miti che vengono smitizzati sono una forma di razzismo. Al contrario, ma sempre la dimostrazione di non conoscenza e ignoranza.
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