La Chernobyl italiana. Così viene definita la fabbrica di Casale Monferrato (Torino) della multinazionale Eternit. Tra il 1952 e il 2010 la procura di Torino ha accertato 2.991 morti, tutti vittime di tumori causati dell'amianto, ma il peggio non è ancora passato. Per i medici il picco di tumori del tipo mesotelioma arriverà nei prossimi anni, nel 2020 o poco prima. Perché l’amianto causa un tumore ben preciso, il mesotelioma della pleura, che a Casale è conosciuto a tutti: dal 10 febbraio 2008 ad oggi le vittime accertate sono 257, 107 i nuovi ammalati. A Casale Monferrato si continuerà a morire di amianto per almeno altri quindici anni, secondo Michele Di Vittorio, direttore regionale della sanità piemontese, uno dei testimoni a Torino al processo Eternit. Il problema è dovuto alla presenza di fibre, nel territorio, che non è stato possibile eliminare del tutto.
Ma come è potuto accadere? La fabbrica aprì a Casale nel 1907 e portò tanti posti di lavoro. All’epoca non si conoscevano i danni causati dalle polveri d’amianto, ma nella zona in 80 anni questo tipo di lavorazione ha causato la morte di migliaia di persone, sia lavoratori che hanno manipolato le fibre e respirato la polvere d'amianto, che cittadini comuni che vivevano nell'area contaminata. Il grosso problema è stato quello dell’indifferenza: è dagli anni '50 che si conoscono gli effetti dannosi dell'amianto, ma fino al 1986 (anno del fallimento) l'azienda non è mai intervenuta con provvedimenti per tutelare la salute dei propri dipendenti.
Il processo. 2.991 morti, 665 malati a causa di patologie correlate all'amianto, 6.400 richieste di costituzione di parte civile, quasi tutte accolte. Sul banco degli imputati ci sono lo svizzero Stephan Schmidhaeny e il belga Louis De Cartier, ai vertici della multinazionale, accusati di disastro ambientale doloso permanente. Un processo durato oltre due anni e di interesse internazionale, perché l’Eternit ha adottato la stessa politica (ovvero non fare niente) in tuti i paesi dove aveva i propri stabilimenti. La sentenza ha condannato i due dirigenti, che oggi hanno 64 e 91 anni, a 16 anni di carcere (l’accusa ne aveva chiesti 20) e a un maxirisarcimento a favore delle parti civili.
La legge. Dal 1992 (L.257/1992) in Italia non è più possibile utilizzare l'amianto, mentre a Casale Monferrato il sindaco ne vietò l'utilizzo già dal 1987. Ma vi sono molti paesi dove, ancora oggi, si lavora l'amianto: in America latina, Africa, India, Cina, Russia e Canada. Nel rapporto biennale del registro nazionale dei Mesoteliomi (Renam), si evidenzia come ancora ogni anno muoiano in Italia circa 3 mila persone a causa dell'amianto, e che mette in evidenza lo studio dei casi: il 69,8% delle persone colpite da malattia amianto-correlata presenta una esposizione professionale, il 4,5% familiare, il 4,7% ambientale, e l'1,4% dovuto a attività extra lavorativa. Un problema che non riguarda solo Casale Monferrato, ma più in generale tutte le zone ancora da bonificare dall’uso dell’amianto.
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